LE SANZIONI DISCIPLINARI NEL COMPARTO DEGLI ENTI DI RICERCA. Di Maurizio Danza Arbitro del pubblico impiego

 

Il quadro sanzionatorio dopo il Dlgs.n.150/2009.

 

 

 

Per quanto concerne le sanzioni relative al comparto degli Enti di Ricerca, esse sono desumibili in parte dall’art.27 del CCNL della Ricerca 1998-2001 del 21 Febbraio 2002 in parte dalle disposizioni inserite dal D.lgs.n.150/2009 nel corpus del Titolo IV- rapporto di lavoro- del D.lgs n.165/2001. La norma contrattuale menziona altresì, anche le procedure disciplinari da ritenersi ormai abrogate dal nuovo art.55 bis del Dlgs n.165/2001, il quale descrive dettagliatamente le procedure e gli organi competenti in materia disciplinare, in considerazione della entità della sanzione disciplinare e della qualifica ricoperta dal responsabile della struttura in cui espleta servizio il dipendente del comparto ricerca. A ben vedere dalla disposizione dell’art.27 del CCNL 1998/2001 emergono ben sette sanzioni ,oltre a quelle previste dalla legge da irrogare secondo la gravità dell’infrazione, previo procedimento disciplinare, trattasi del rimprovero verbale;  rimprovero scritto (censura); della multa con importo non superiore a quattro ore di retribuzione;  della sospensione dal lavoro e dalla retribuzione fino ad un massimo di dieci giorni; del licenziamento con preavviso; del licenziamento senza preavviso. Il secondo comma contiene invece una prima peculiarità riferita al personale della ricerca “ I ricercatori e tecnologi non sono soggetti a sanzioni disciplinari per motivi che attengano all’autonomia professionale nello svolgimento dell’attività di ricerca che gli Enti sono tenuti a garantire ai sensi dell’art. 2, lettera, n. 6, della legge 421/92 e dall’art. 7, comma 2 del D. Lgs. 165/2001.[1]” Per quanto concerne il procedimento disciplinare poi il co.3 prevedeva che Gli Enti, salvo il caso del rimprovero verbale, non possono adottare alcun provvedimento disciplinare nei confronti del dipendente, senza aver prima contestato l’addebito e senza aver sentito, a sua difesa, il dipendente eventualmente assistito da un procuratore o da un rappresentante dell’associazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato. La contestazione va effettuata in forma scritta entro e non oltre i 20 giorni da quando l’ufficio istruttore individuato dagli Enti sia venuto a conoscenza del fatto” .Tale comma è da ritenersi abrogato dalla disposizione di cui all’art.55 bis c.2 del D.lgs n.165/01, introdotto dal D.lgs n.150/2009. Parimenti abrogato dalle norme inderogabili introdotte dall’art.55 a 55 nonies del d.lgs n.165/01 , il c.4  in merito alla convocazione del dipendente che reca  “La convocazione scritta per la difesa non può avvenire prima che siano trascorsi cinque giorni lavorativi dalla contestazione del fatto che vi ha dato causa. Trascorsi inutilmente 15 giorni dalla convocazione per la difesa del dipendente, la sanzione viene applicata nei successivi 15 giorni”. Anche il c.6. in tema di diritto di accesso e il c.7 sui termini di conclusione del procedimento ed estinzione, sono abrogati dalle nuove disposizioni di legge applicabili in tutti i comparti. Parimenti abrogati il c.8. da cui si evince l’esito del procedimento (archiviazione o irrogazione)[2]”e il c.9 che prevedeva la c.d. sanzione concordata . Sembrano invece restare in vita l’istituto della “estinzione della sanzione” di cui al c.10 che recita: “Non può tenersi conto ad alcun effetto delle sanzioni disciplinari decorsi due anni dalla loro applicazione. Del pari, non si tiene conto del rimprovero verbale se non seguito, entro i predetti due anni, da rimprovero scritto (censura) in relazione ad un comportamento reiterato già oggetto dello stesso rimprovero verbale.” Attualmente applicabile invece il c.11 riferito alle altre tipologie di responsabilità “I provvedimenti di cui al comma 1 non sollevano il lavoratore dalle eventuali responsabilità di altro genere nelle quali egli sia incorso”. A tale quadro sanzionatorio,come è noto vanno aggiunte le altre sanzioni ora previste dal D.lgs.n,150/2009 che ha rinnovellato la parte disciplinare del D.lgs.n.165/2001( c.d. testo unico del pubblico impiego). In particolare infatti non possiamo non menzionare gli “altri casi di licenziamento previsti dall’art.55 quater che ha di fatto ampliato, nel co.1, e co. 2 l’area di applicabilità della sanzione estintiva del licenziamento. A tal proposito la disposizione ha previsto infatti, tra questi casi ritenuti gravi,” la falsa attestazione della presenza in servizio, mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalità fraudolente, ovvero giustificazione dell’assenza dal servizio mediante una certificazione medica falsa o che attesta falsamente uno stato di malattia”; allo stesso modo è punita ora” l’ assenza priva di valida giustificazione per un numero di giorni, anche non continuativi, superiore a tre nell’arco di un biennio o comunque per più di sette giorni nel corso degli ultimi dieci anni ovvero mancata ripresa del servizio, in caso di assenza ingiustificata, entro il termine fissato dall’amministrazione”; ancora“ l’ingiustificato rifiuto del trasferimento disposto dall’amministrazione per motivate esigenze di servizio; la falsità documentali o dichiarative commesse ai fini o in occasione dell’instaurazione del rapporto di lavoro ovvero di progressioni di carriera e la reiterazione nell’ambiente di lavoro di gravi condotte aggressive o moleste o minacciose o ingiuriose o comunque lesive dell’onore e della dignità personale altrui; infine la condanna penale definitiva, in relazione alla quale e’ prevista l’interdizione perpetua dai pubblici uffici ovvero l’estinzione, comunque denominata, del rapporto di lavoro”. Nel co. 2 invece il legislatore assoggetta il dipendente alla sanzione estrema del licenziamento per insufficiente rendimento, ponendo in stretto collegamento la sanzione disciplinare con la valutazione della performance dei dipendenti della pubblica amministrazione, non a caso prevedendo che “ il licenziamento in sede disciplinare e’ disposto, altresì, nel caso di prestazione lavorativa, riferibile ad un arco temporale non inferiore al biennio, per la quale l’amministrazione di appartenenza formula, ai sensi delle disposizioni legislative e contrattuali concernenti la valutazione del personale delle amministrazioni pubbliche, una valutazione di insufficiente rendimento e questo e’ dovuto alla reiterata violazione degli obblighi concernenti la prestazione stessa, stabiliti da norme legislative o regolamentari, dal contratto collettivo o individuale, da atti e provvedimenti dell’amministrazione di appartenenza o dai codici di comportamento di cui all’articolo 54”. Con l’art. 55 quinquies ha previsto inoltre, la fattispecie innovativa delle false attestazioni o certificazioni stabilendo che fermo quanto previsto dal codice penale, il lavoratore dipendente di una pubblica amministrazione che attesta falsamente la propria presenza in servizio, mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalità fraudolente, ovvero giustifica l’assenza dal servizio mediante una certificazione medica falsa o falsamente attestante uno stato di malattia e’ punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da euro 400 ad euro 1.600. La medesima pena si applica al medico e a chiunque altro concorre nella commissione del delitto[3]. Nel successivo co2, il legislatore ha previsto altresì l’obbligo consequenziale ed accessorio del risarcimento del danno patrimoniale e di immagine nei confronti del dipendente, stabilendo che “nei casi di cui al comma 1, il lavoratore, ferme la responsabilità penale e disciplinare e le relative sanzioni, e’ obbligato a risarcire il danno patrimoniale, pari al compenso corrisposto a titolo di retribuzione nei periodi per i quali sia accertata la mancata prestazione, nonché il danno all’immagine subiti dall’amministrazione[4]. Nell’art.55 sexies[5] ha previsto inoltre, specifiche ipotesi sanzionatorie a carico del dipendente derivate dal suo comportamento negligente cui è conseguita la condanna della pa in sede giurisdizionale; ed infatti ”la condanna della pubblica amministrazione al risarcimento del danno derivante dalla violazione, da parte del lavoratore dipendente, degli obblighi concernenti la prestazione lavorativa, stabiliti da norme legislative o regolamentari, dal contratto collettivo o individuale, da atti e provvedimenti dell’amministrazione di appartenenza o dai codici di comportamento di cui all’articolo 54, comporta l’applicazione nei suoi confronti, ove già non ricorrano i presupposti per l’applicazione di un’altra sanzione disciplinare, della sospensione dal servizio con privazione della retribuzione da un minimo di tre giorni fino ad un massimo di tre mesi, in proporzione all’entità’ del risarcimento[6]. La disposizione prevede altresì nel successivo co2 e  fuori dei casi previsti nel comma 1, che” il lavoratore, quando cagiona grave danno al normale funzionamento dell’ufficio di appartenenza, per inefficienza o incompetenza professionale accertate dall’amministrazione ai sensi delle disposizioni legislative e contrattuali concernenti la valutazione del personale delle amministrazioni pubbliche, e’ collocato in disponibilità, all’esito del procedimento disciplinare che accerta tale responsabilità, e si applicano nei suoi confronti le disposizioni di cui all’articolo 33, comma 8, e all’articolo 34, commi 1, 2, 3 e 4. Nel  successivo comma 3 infine, una peculiare fattispecie a carico del responsabile del procedimento per omessa attivazione o ritardo del procedimento disciplinare con possibile decurtazione di parte della retribuzione di risultato del dirigente e con sospensione dal servizio con privazione della retribuzione in proporzione alla gravità dell’infrazione non perseguita, fino ad un massimo di tre mesi in relazione alle infrazioni sanzionabili con il licenziamento[7].


[1] Tale disposizione è stata confermata dall’art.12 c.4 del CCNL 2006-2009 che ha stabilito che in applicazione dell’art.15 del D.lgs.n.165/2001 c.2 il personale ricercatore e tecnologo non può essere gerarchicamente subordinato alla dirigenza di cui all’art.19 del D.lgs.n.165/2001 in riferimento alla gestione della ricerca e/o attività tecnico scientifiche.

[2] “L’ufficio competente per i procedimenti disciplinari, sulla base degli accertamenti effettuati e delle giustificazioni addotte dal dipendente, irroga la sanzione applicabile tra quelle indicate al comma 1. Quando il medesimo ufficio ritenga che non vi sia luogo a procedere disciplinarmente dispone la chiusura del procedimento, dandone comunicazione all’interessato”.

[3] A ben vedere la norma introduce una vera e propria fattispecie di reato anche a carico del medico per falsa certificazione medica rilasciata al dipendente.

[4] Il c.2 dell’art.55 quinquies prevede una specifica ipotesi di danno patrimoniale e all’immagine della pubblica amministrazione oggetto di risarcimento.

[5] Responsabilità disciplinare per condotte pregiudizievoli per l’amministrazione.

[6] L’art. 55 sexies c.1 introduce una specifica ipotesi di infrazione disciplinare c.d. residuale, stabilendo che la sospensione da 3 giorni a 3 mesi in proporzione all’entità del risarcimento,si applica” ove già non ricorrano i presupposti per l’applicazione di altra diversa sanzione disciplinare”.

[7] Art 55 sexies co.3. Il mancato esercizio o la decadenza dell’azione disciplinare, dovuti all’omissione o al ritardo, senza giustificato motivo, degli atti del procedimento disciplinare o a valutazioni sull’insussistenza dell’illecito disciplinare irragionevoli o manifestamente infondate, in relazione a condotte aventi oggettiva e palese rilevanza disciplinare, comporta, per i soggetti responsabili aventi qualifica dirigenziale, l’applicazione della sanzione disciplinare della sospensione dal servizio con privazione della retribuzione in proporzione alla gravità dell’infrazione non perseguita, fino ad un massimo di tre mesi in relazione alle infrazioni sanzionabili con il licenziamento, ed altresì la mancata attribuzione della retribuzione di risultato per un importo pari a quello spettante per il doppio del periodo della durata della sospensione. Ai soggetti non aventi qualifica dirigenziale si applica la predetta sanzione della sospensione dal servizio con privazione della retribuzione, ove non diversamente stabilito dal contratto collettivo.

 

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Avvocato Prof Diritto Del Lavoro Universitas Mercatorum
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