IL DIPENDENTE PUBBLICO CHE SEGNALA ILLECITI : IL WHISTLEBLOWING NELL’ART.54 BIS DEL D.LGS N.165/2001

Di Maurizio Danza  Libero docente Istituzioni di diritto pubblico .Università degli Studi di Roma Tre.

 Il termine di derivazione anglosassone richiama lo strumento legale già adoprato nell’ordinamento statunitense che ha la finalità di tutelare colui che denuncia un illecito di cui è a conoscenza e che è stato commesso sul proprio luogo di lavoro. Di grande rilevanza la introduzione di tale istituto, nell’ordinamento giuridico italiano che riguarda il dipendente pubblico che segnala illeciti, ad opera dell’art.1 co.51 della legge 6 dicembre 2012 n.190 nota anche come legge anticorruzione. La norma è stata inserita direttamente nel testo unico del pubblico impiego ( il d.lgs.n.165/2001) prevedendo  il nuovo  art.54 bis.  La norma prevede in primo luogo che “ Fuori dei casi di responsabilità a titolo di calunnia o diffamazione, ovvero per lo stesso titolo ai sensi dell’articolo 2043 del codice civile, il pubblico dipendente che denuncia all’autorità giudiziaria o alla Corte dei conti, ovvero riferisce al proprio superiore gerarchico condotte illecite di cui sia venuto a conoscenza in ragione del rapporto di lavoro, non può essere sanzionato, licenziato o sottoposto ad una misura discriminatoria, diretta o indiretta, avente effetti sulle condizioni di lavoro per motivi collegati direttamente o indirettamente alla denuncia ( cfr. co.1). Nel successivo co.2 affronta invece, la problematica inerente l’identità del segnalante l’illecito prevedendo che ”Nell’ambito del procedimento disciplinare, l’identità del segnalante non può essere rivelata, senza il suo consenso, sempre che la contestazione dell’addebito disciplinare sia fondata su accertamenti distinti e ulteriori rispetto alla segnalazione. Qualora la contestazione sia fondata, in tutto o in parte, sulla segnalazione, l’identità può essere rivelata ove la sua conoscenza sia assolutamente indispensabile per la difesa dell’incolpato. Inoltre di particolare importanza,nel co.3 la questione sugli strumenti di tutela a favore del segnalante,allo stato attuale privo di reale contesto applicativo nel nostro ordinamento” L’adozione di misure discriminatorie è segnalata al Dipartimento della funzione pubblica, per i provvedimenti di competenza, dall’interessato o dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative nell’amministrazione nella quale le stesse sono state poste in essere. Infine connessa alla tutela del soggetto la disposizione del comma 4 che rappresenta un limite all’accesso c.d. defensionale secondo cui ” la denuncia è sottratta all’accesso previsto dagli articoli 22 e seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni.

 

 

 

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Avvocato Prof Diritto Del Lavoro Universitas Mercatorum
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