PRIMO RAPPORTO DELL’ANAC SUGLI ADEMPIMENTI DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI IN TEMA DI ANTICORRUZIONE: RITARDI, TROPPI OBBLIGHI E SCARSO IMPEGNO POLITICO IN MERITO ALLA APPLICAZIONE DELLA LEGGE.

Avv. Maurizio Danza- Cultore istituzioni di diritto pubblico. Università degli Studi Roma TRE

Dal primo rapporto dell’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) pubblicato a dicembre, emerge in primo luogo un panorama assai eterogeneo in merito agli adempimenti delle pubbliche amministrazioni in tema di legge anticorruzione. In primis nel rapporto si evidenzia come “nonostante i reiterati solleciti dell’Autorità, non tutti i ministeri, gli enti pubblici nazionali, le Regioni, gli enti locali hanno nominato il Responsabile della prevenzione della corruzione, che pure svolge un ruolo cruciale per l’attuazione della normativa”. Inoltre la relazione sottolinea da una parte,come molte amministrazioni abbiano mostrato di volersi adeguare alle nuove regole, con un approccio orientato però, più all’adempimento che al risultato; dall’altra evidenzia anche” tentativi di elusione della legge da parte di soggetti che, con interpretazioni mirate, invocano presunte specificità per sottrarsi all’ambito applicativo della legge”. Ritardi nell’applicazione si sono prodotti anche per la «complessità dei meccanismi» e le «particolari circostanze politiche, derivanti dalla conclusione anticipata della XVI legislatura e dal lento avvio della XVII», ma l’Autorità rileva che, con l’approvazione del Piano Nazionale Anticorruzione, sono state poste le premesse per andare a regime nel 2014. Dal bilancio del primo anno di attuazione della nota L.n°190/2012, emerge altresì come “ il livello politico non ha mostrato particolare impegno nell’attuazione della legge”. Nel primo anno di applicazione della norma-rileva il rapporto- la richiesta di intervento nei confronti dell’Autorità è quintuplicata, passando da 312 richieste nel 2012 a 1544, con una netta prevalenza delle richieste di attività consultiva rispetto alle segnalazioni. Le amministrazioni formulano richieste per acquisire conferme e non solo per risolvere effettive complessità interpretative, preoccupate per le innovazioni introdotte e tendenzialmente restie all’assunzione delle relative responsabilità. L’efficacia della trasparenza – secondo l’ANAC – è ancora insoddisfacente, come si evince dai primi risultati dell’attività di vigilanza condotta sia sulla base delle poche segnalazioni pervenute, sia attraverso la verifica della pubblicazione dei dati sui siti istituzionali; una delle cause sempre secondo il rapporto è certamente riconducibile, sia ad un atteggiamento culturale delle amministrazioni poco disponibili a rendere conto delle proprie attività, sia ad una crescita abnorme degli obblighi, attualmente circa 270, che rappresentano un problema di sostenibilità del sistema.

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Avvocato Prof Diritto Del Lavoro Universitas Mercatorum
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