SECONDO LA CASSAZIONE IL DIPENDENTE PUBBLICO CHE ASSISTE IL PARENTE DISABILE, FRUISCE DEL DIRITTO DI SCELTA DELLA SEDE EX. ART.33 CO. 5 DELLA L.N.104/92,ANCHE SUCCESSIVAMENTE ALL’INSTAURAZIONE DEL RAPPORTO DI LAVORO, OVVERO IN SEDE DI DOMANDA DI TRASFERIMENTO.

Avv. Maurizio Danza Cultore Facoltà Giurisprudenza Università Studi Roma Tre.

Cass. Sez. Lavoro Sent. 19 novembre – 18 dicembre 2013, n. 28320

Di particolare interesse la questione sottoposta alla Suprema Corte, chiamata a pronunciarsi in merito alla applicazione estensiva dell’istituto previsto all’art.33 co. 5 della L. n.104/92. Nel caso di specie il Ministero della Giustizia aveva presentato ricorso in cassazione, avverso la sentenza della Corte d’appello di Campobasso, che aveva riconosciuto il diritto del ricorrente, dipendente del Ministero della Giustizia con funzioni di cancelliere , al trasferimento, ai sensi dell’art. 33 della legge n. 104 del 1992 per assistenza alla madre presso altro Tribunale.

La Corte nel respingere il ricorso “ritenuto infondato” ha affermato il principio di diritto  secondo cui “la norma di cui alla L. 5 febbraio 1992, n. 104, art. 33, comma 5, sul diritto del genitore o familiare lavoratore “che assista con continuità un parente o un affine entro il terzo grado handicappato” di scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio, è applicabile non solo all’inizio del rapporto di lavoro mediante la scelta della sede ove viene svolta l’attività lavorativa, ma anche nel corso del rapporto mediante domanda di trasferimento”. Secondo la Corte infatti, la ratio della norma è infatti quella di favorire l’assistenza al parente o affine handicappato, ed è irrilevante, a tal fine, se tale esigenza sorga nel corso del rapporto o sia presente all’epoca dell’inizio del rapporto stesso. La norma in esame pone quale condizione per il godimento del diritto da essa previsto, oltre allo stato di handicappato del parente o affine da assistere, la continuità dell’assistenza. Trattasi di circostanze di fatto il cui accertamento è riservato al giudice del merito che, nel caso in esame, ha compiutamente considerato la circostanza motivando adeguatamente sul punto.

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Avvocato Prof Diritto Del Lavoro Universitas Mercatorum
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