LE MISURE INDISPENSABILI PER RENDERE LA RICERCA SCIENTIFICA ITALIANA COMPETITIVA IN EUROPA E REALIZZARE LA CRESCITA DEL PAESE.

Avv. Maurizio Danza Prof. Diritto del Lavoro Università Mercatorum.

E’ indubbio che, se il settore della ricerca scientifica ed universitaria ricoprisse un ruolo primario nel nostro paese, potrebbe costituire indubbiamente una garanzia per la crescita del sistema-paese, colmando così il grave ritardo, che si registra da numerosi anni in Italia rispetto gli altri Stati dell’Unione Europea. Altro elemento di fondamentale importanza per la ricerca, accanto alla disponibilità di risorse ad hoc, anche la capacità dello Stato di liberare la stessa dall’eccessiva burocrazia che lo investe e che spesso assoggetta impropriamente, gli enti di ricerca e l’Università a principi e regole che, non consentono al mondo scientifico di esprimere adeguatamente le proprie potenzialità di sviluppo e la propria competitività in ambito internazionale. In tal senso va menzionata la recente nascita dell’Osservatorio per la semplificazione burocratica e la competitività del sistema universitario e della ricerca scientifica e tecnologica ( http://www.universita-ricerca.it/ ), grazie alla ispirazione di un primo nucleo promotore costituito da numerose personalità del mondo della ricerca scientifica e dell’università, con lo scopo precipuo di contribuire allo “ snellimento burocratico, alla efficienza operativa e alla competitività nel sistema dell’Università e della Ricerca”. A tal proposito ritengo che si possano individuare, accanto ad interventi volti all’incremento di finanziamenti specifici e alla defiscalizzazione, anche talune misure di tipo normativo, indispensabili a garantire lo sviluppo socio-economico dell’Italia, in considerazione del grave ritardo rispetto agli altri Stati membri dell’Unione Europea. A tal proposito occorrerebbe innanzitutto prevedere un regime derogatorio con riferimento all’applicazione di talune disposizioni del codice degli appalti di cui al D.lgs.n.50/2016 e s.m., nonché delle linee guida ANAC in materia. Tale obiettivo potrebbe essere conseguito sia nell’ambito delle attività di revisione del Codice degli appalti, attualmente in corso nell’atteso decreto legge c.d. “Sblocca cantieri”, che ad opera dei decreti legislativi previsti dal disegno di legge delega del 28 febbraio 2019 al Governo per la razionalizzazione, il riordino, il coordinamento e l’integrazione della normativa in materia di contratti pubblici” . In particolare appare opportuno intervenire in merito alle notevoli difficoltà derivanti dall’applicazione delle procedure ordinarie di cui al D.lgs. n.50/2016 nonchè dalle Linee guida ANAC al settore della ricerca: primo tra tutti, il nuovo meccanismo di nomina dei componenti delle commissioni giudicatrici di cui agli artt. 77 -78 del D.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 e s.m.i.  e imperniato sulla istituzione dell’Albo dei Commissari di gara ; tale regime derogatorio andrebbe esteso anche alle società partecipate dalle Università e dagli EPR. Tale criticità potrebbero essere risolte attraverso una disposizione ad hoc, prevedente una deroga specifica per ricerca ed università, in una “sezione o titolo”  del Codice degli appalti , comprensiva degli adempimenti connessi  ai procedimenti di aggiudicazione, tra cui quelli  in tema di CONSIP e MEPA . Occorrerebbe poi, prevedere deroghe in riferimento ad altri istituti giuridici applicabili a tutte le pubbliche amministrazioni, anche attraverso una ulteriore revisione del Decreto Legislativo 25.11.2016, n. 218 ; e’ di tutta evidenza infatti, come il Decreto Legislativo n. 218/2016semplificazione delle attività degli enti pubblici di ricerca, emanato ai sensi dell’articolo 13 della legge 7 agosto 2015, n. 124”, pur apportando talune innovazioni nel settore della ricerca, non costituisce un testo unico nè  sostituisce integralmente il decreto legislativo n. 213 del 2009 ; per tali motivi ai fini della reale applicazione, gli Enti di ricerca si vedono costretti ad una complessa attività di individuazione delle norme applicabili , nonché ad una interpretazione delle varie disposizioni speciali e generali che, nel nostro ordinamento disciplinano la organizzazione del lavoro pubblico e le pubbliche amministrazioni ; indispensabile, altresì una ulteriore revisione del D.Lgs.n.218/2016 ed un coordinamento sistematico tra le norme specifiche della ricerca ( es. D.Lgs.n.218/2016,  D.lgs.n. 213/2009) e le norme generali dell’ ordinamento pubblico previste dal D.Lgs.165/2001. Tale obiettivo potrebbe essere conseguito, in parte, anche attraverso i lavori della “Commissione per la redazione del codice della legislazione scolastica, universitaria e dell’alta formazione artistica” istituita dal Ministro dell’Istruzione che si auspica possa operare una interpretazione chiarificatrice delle norme in materia, all’atto della redazione del codice unico, di cui entreranno a far parte le norme specifiche della ricerca e dell’università ; tuttavia ritengo che la disciplina relativa alla legislazione universitaria e della ricerca data la sua peculiarità, debba essere codificata in un ambito diverso da quello della istruzione pubblica e delle istituzioni scolastiche, in considerazione dell’obbligo di adeguamento alla disciplina comunitaria riferito al solo settore universitario e della ricerca. Altri interventi normativi dovrebbero comportare poi, deroghe alla disciplina dei contratti a favore di professionisti e società che espletano attività di ricerca per gli EPR ; in riferimento infatti alconferimento di incarichi individuali”, occorre prevedere una deroga a favore del mondo della ricerca e dell’università, quanto ai limiti imposti alla stipula dei  contratti di lavoro autonomo “ad esperti di particolare e comprovata specializzazione anche universitaria”, ed attualmente previsti dall’art.7 co.6 e 5 bis del D.Lgs.n.165/2001 e s.m. alfine di garantire competitività ed efficienza alla ricerca scientifica e all’università ; in tema poi di concorsi pubblici  appare opportuno intervenire a fronte di quelle disposizioni che allo stato attuale, appesantendo l’iter delle procedure concorsuali non contribuiscono alla semplificazione delle procedure concorsuali  : così in tema di designazione dei commissari occorre prevedere o una deroga all’attuale DPR n.487/1994 nonché alle linee guida sulle procedure concorsuali, ( di cui alla direttiva n.3 del 24 aprile 2018), con l’applicazione dei principi previgenti ed applicati all’ambito della ricerca pubblica. Altri interventi vanno disposti poi, in riferimento alla disciplina dei contratti a tempo determinato, anche attraverso la modifica dell’art.36 del D.lgs.n.165/2001 o del D.lgs.n.81/2015 : a tal proposito, il contesto normativo derivante dalla applicazione coordinata dell’ attuale art.36 del D.lgs.n.165/2001 e degli artt. 21 e 23 del D.lgs.n.81/2015, nonché dell’art.83 del CCNL 2016/2018 in riferimento ai limiti di durata e percentuali dei contratti della ricerca, non sembra recepire a pieno né la peculiarità, necessitando il settore di ulteriori interventi finalizzati a  garantire competitività ed efficienza al contesto globale della ricerca. In particolare appare opportuno prevedere espressamente una disposizione derogatoria ad hoc, per quei contratti a tempo determinato con oneri a carico dei finanziamenti di cui ai Progetti Bandiera e degli altri Progetti di interesse, riferiti ad attività di ricerca a valenza internazionale, anche se finanziati con il “Fondo ordinario per gli Enti di Ricerca”, e per quelli conferiti con  “entrate derivanti da finanziamenti esterni di soggetti pubblici o privati”, anche aldilà dei limiti attualmente previsti dell’art.9 co.4 e co.5 del D.lgs.n.218/2016 ed anche in quei casi in cui non dovessero avere ad oggetto “in via esclusiva” lo svolgimento di attività di ricerca scientifica. Quanto poi, ai contratti di diritto comunitario è indispensabile garantire la diretta applicabilità all’ambito della ricerca scientifica anche attraverso la modifica dell’ art.36 del D.lgs.n.165/2001 o del D.lgs.n.81/2015 ; si pensi ad esempio alle figure atipiche quali “employement contract “ e il “ fixed amount stipend”, ( desumibili ad esempio dalle azioni Marie Curie-RTN), e che non sempre possono essere ricondotti dagli EPR ai contratti determinati di diritto italiano  disciplinati dal recente CCNL 2016/2018 o alle altre forme flessibili . A tal riguardo, va previsto altresì che ai contratti di diritto europeo recepiti attraverso il conferimento di contratti a tempo determinato di diritto italiano, non si applichino né i principi in tema di durata dei contratti, né quelli quantitativi e di percentuale attualmente rinvenibili dall’art.83 del CCNL 2016/18. Ritengo inoltre di fondamentale importanza riscrivere una nuova disciplina in tema di assegni di ricerca conforme all’ordinamento comunitario con un suo recepimento tra le forme flessibili previste dall’art.36 del D.lgs.n.165/2001 e dal D.lgs n.81/2015. A tal riguardo appare opportuno procedere ad una revisione delle disposizioni attualmente vigenti in tema di assegni di ricerca e desumibili dall’art.22 della L. 30 dicembre 2010 n.240 . A tal proposito ,e’ ben noto come la Commissione Europea nell’Annotated Model Grant Agreement ( AMGA)  si sia già espressa negativamente, ritenendo che gli assegni di ricerca,  ( peraltro unitamente a co.co.co e co.co.pro) non sono ritenuti compatibili con la normativa Europea e che i loro costi non sono ammissibili ai fini delle rendicontazioni dei progetti di H2020.

Altro strumento non meno importante per lo sviluppo della competitività e dell’efficienza del sistema globale della ricerca scientifica, è senza dubbio la realizzazione di un effettivo recepimento della carta europea dei ricercatori già previsto dall’art. 2 co.1 del decreto D.lgs.n.218/2016 ; come è noto, infatti  l’art. 2 co.1 del D.lgs.n.218/2016 alle lettere da a) ad n), prevede espressamente  che gli EPR “ assicurano” ai  ricercatori e tecnologi in materia di “ libertà di ricerca, portabilità dei progetti, diffusione e la valorizzazione delle ricerche; la necessaria attività di perfezionamento ed aggiornamento ; la valorizzazione professionale; la idoneità degli ambienti di ricerca; la necessaria flessibilità lavorativa funzionale all’adeguato svolgimento delle attività di ricerca; ancora la mobilità geografica intersettoriale e quella tra un Ente ed un altro; la tutela della propria intellettuale; …. “ A tal proposito occorre intervenire, anche attraverso una revisione del testo del D.lgs.n.218/2016, superando il “modello autonomistico” previsto dalla recente riforma , secondo cui i singoli enti adottano singolarmente specifiche misure ( in tal senso  l’art. 11, comma 5 del d.lgs. n. 218 del 2016, in tema di portabilità dei progetti )  che  non appare uno strumento virtuoso finalizzato a garantire competitività all’intero sistema della ricerca scientifica italiana e a colmare il grave ritardo rispetto gli altri Stati dell’Unione Europea.

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