IL MINISTERO DELL’EDUCAZIONE NAZIONALE ROMENO CONFERMA IL DIRITTO DI PARTECIPAZIONE AI CONCORSI PER DOCENTI AI FINI DEL RICONOSCIMENTO SECONDO LA DIRETTIVA N.36/2005 A TUTTI I CITTADINI DELLA UE CON LA NOTA N. 309110 DEL 21.05.2019.

Avv. Maurizio Danza Prof. Diritto Del Lavoro Università Mercatorum Roma

 

Ennesimo capitolo in merito della nota controversia sul diritto all’espletamento della professione docente in Italia, richiesto da migliaia di cittadini italiani che, a seguito dell’avviso MIUR n.5636 del 2 aprile 2019 di rigetto delle loro istanze, hanno presentato ricorso al TAR Lazio-Roma. Di particolare rilevanza in tal senso, la recentissima nota n 30910 del 21 maggio 2019 e a firma del Direttore Generale del Ministero dell’Educazione Nazionale Rumeno- Dott.ssa Corina Marin- ed indirizzata al rappresentante FSIUSAE Scuola Estero, che conferma la illegittimità del diniego del MIUR per non aver mai disposto un accertamento finalizzato alla verifica di quei “requisiti minimi” tali da garantire  l’espletamento della funzione docente in Italia  salvaguardando così anche nell’ordinamento scolastico, il diritto alla libertà di circolazione previsto dall’art.45 del trattato fondativo dell’Unione Europea .A tal proposito, e  fugando qualsiasi altro dubbio in merito anche al diritto alla partecipazione ai concorsi dei ricorrenti con la qualifica professionale docente maturata a seguito del percorso formativo psicopedagogico , e alla sua conformità alla Direttiva n.36/2005 e n.55/2013, la nota del Ministero Romeno dispone espressamente che “ in conformità con le disposizioni dell’art.108 comma 1 della Metodologia-quadro riguardante la immobilità degli insegnanti dell’istruzione preuniversitaria nell’a.s.2019.2020, approvata tramite OMEN 5460/2018 con le variazioni ed inserzioni successive : I cittadini degli stati membri dell’Unione europea…che compiono le condizioni necessarie di studi riconosciuti/equiparati dal Ministero dell’Educazione nazionale oppure hanno studiato in Romania, hanno il diritto di partecipare ai concorsi di occupazione dei posti d’insegnante/cattedre libere/riservate dell’istruzione preuniversitaria e, in base ai risultati ottenuti al concorso, possono essere impiegati a termine determinate o indeterminato. La metodologia quadro riguardante la mobilità del personale docente dell’istruzione preuniversitaria nell’a.s. 2019/2020 approvata tramite l’OMEN n.5460/2018…è disponibile su http://titularizare.edu.ro/2019/.” Ciò nonostante il MIUR, continua a disattendere sia i principi comunitari in tema di riconoscimento delle qualifiche professionali, sia quelli di diritto nazionale, tra cui quello dell’accesso parziale disciplinato dal combinato disposto dell’art. 1 bis e 5 septies del D.lgs.n.206/2007(  peraltro di attuazione della stessa Direttiva 2005/36/CE) secondo cui Il presente decreto disciplina, altresi’, il riconoscimento delle qualifiche professionali gia’ acquisite in uno o piu’ Stati membri dell’Unione europea e che permettono al titolare di tali qualifiche di esercitare nello Stato membro di origine la professione corrispondente, ai fini dell’accesso parziale ad una professione regolamentata sul territorio nazionale, nonche’ i criteri relativi al riconoscimento dei tirocini professionali effettuati da cittadini italiani in un altro Stato membro” . La applicazione doverosa di tali principi, va fatta risalire peraltro, alla nota sentenza “ Morgenbesser” del 13 novembre 2003 C-313/2001 della Corte di Giustizia Europea ( ed anche alle  sentenze CGE 15 ottobre 1987  Heylens e a ; 7 maggio 1991 C-340/89 Vlassopoulou ; 7 maggio 1992 C -104/91 Aguirre Borrell.), secondo cui uno stato membro a cui si rivolge un cittadino di altro paese che intende svolgere una professione regolamentata, deve disporre una valutazione finalizzata in via di principio alla “salvezza degli effetti della qualifica conseguita in un altro paese” , anche quando essa non soddisfi pienamente, ma solo parzialmente, i requisiti fissati in quella legislazione : ciò alfine di garantire il diritto alla libertà di circolazione previsto dall’art.45 del trattato fondativo dell’Unione Europea !

Auspichiamo che il Collegio della Terza sezione Bis del Tar-Lazio-Roma valuti attentamente la questione, alla luce della nota, nonchè di altri documenti emanati dal Ministero Romeno ed in possesso esclusivo della difesa, in vista dell’esame della questione cautelare ad oggetto la sospensiva dell’illegittimo provvedimento del MIUR.

Annunci
Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

DALLA CRISI AI SOVRANISMI. QUALI PROSPETTIVE PER I LAVORATORI EUROPEI DOPO LA PIU GRANDE E PROLUNGATA CRISI

Relazione Avv. Maurizio Danza. Prof. Diritto del Lavoro Università Mercatorum  Conferenza Organizzativa FSI USAE 10 maggio 2019

Ormai da tempo in diversi paesi dell’ Europa e non solo in Italia, si assiste ad un sempre crescente  movimento di contestazione rispetto al modello attuale di Europa; tuttavia se analizziamo il tema dei diritti dei lavoratori e le prospettive in ambito comunitario dopo la lunga crisi economica, dobbiamo riconoscere che oggi molti diritti, anche in ambito sociale e nonostante le limitate competenze della UE in materia, siano derivate direttamente o indirettamente dalle leggi e dalla giurisprudenza europea. Prima tra tutte la Carta Europea dei Diritti Sociali, così come i numerosi strumenti legislativi europei in materia di tutela dell’ambiente, della salute, dell’orario di lavoro, delle condizioni di lavoro, che hanno contribuito a creare nel tempo quel modello sociale europeo  che tuttavia, è caratterizzato da una dimensione ancora insufficientemente che rallenta la crescita e lo sviluppo dell’Eurozona . Le ragioni dell’insufficienza dell’attuale modello sono molteplici e non possiamo ridurle semplicemente al populismo euroscettico, ma senza dubbio alla difficoltà di fare convergere sistemi di regole disomogenee in una unione di ventotto paesi. Orbene perché acquisti concretezza il concetto di Unione sociale occorre perseguire in primo luogo, gli obiettivi e le iniziative definiti nel vertice straordinario di Göteborg del novembre 2017 , relative al Pilastro Europeo dei Diritti Sociali dell’Unione Europea, proposto dalla Commissione Juncker : tali obiettivi hanno il pregio di voler garantire continuità e rilanciare la centralità di quei diritti sociali che in passato sono stati applicati in maniera disomogenea nei vari paesi estendendoli anche alle nuove categorie di lavoratori e lavoratrici.  Non c’è dubbio infatti, che tali obiettivi, da realizzare nel lungo periodo e a seguito di un percorso complesso, avranno effetti solo se ci saranno atti concreti . Il pilastro europeo dei diritti deve però potersi reggere su una serie di principi fondamentali che tutelino i mercati del lavoro e i sistemi di protezione sociale nell’ambito comunitario, svolgendo contestualmente la funzione di quadro di riferimento per la riduzione dei tassi di disoccupazione degli Stati membri, guidando così i processi di riforma del mercato del lavoro di ogni paese dell’unione . Ed invero, quei principi contenuti nel c.d. Pilastro Sociale europeo costituiti dalle tre macro aree delle “ pari opportunità e accesso al mercato del lavoro”,  “condizioni di lavoro eque”, e “protezione sociale e inclusione”, devono essere tradotti in strumenti concreti e di legislazione sia europea che nazionale ; in tal senso si collocano le direttive in discussione a Bruxelles, sulla conciliazione tra vita e lavoro o quella che estende alcuni diritti fondamentali sul posto di lavoro e l’accesso alla protezione sociale ai lavoratori atipici , e la costituenda Autorità Europea del Lavoro, a cui si dovranno attribuire strumenti e compiti di prospettiva . A tal proposito, la Commissione ha proposto un quadro orientativo di riferimento per l’azione futura degli Stati aderenti, con riferimento a una serie di principi e diritti sociali, che trae ispirazione e rilancia il ruolo sociale dell’UE, ossia un corpo di regole sociali presente nell’ordinamento dell’Unione europea, a partire dai Trattati e dalla Carta europea dei diritti fondamentali, così come interpretati dalla Corte di giustizia dell’Unione europea e  da numerose direttive. A tal proposito, appare indispensabile realizzare sempre più, una graduale processo di armonizzazione verso l’alto dei livelli salariali, dei sistemi di contrattazione collettiva e di relazioni industriali, dei sistemi di protezione sociale, dei quadri normativi nazionali, su cui occorre impegnarsi ed accelerare vincendo resistenze di ogni sorta. Tale processo non è più procrastinabile anche per evitare per il futuro comportamenti contraddittori di molti governi nazionali che pur affermando di voler armonizzare i propri ordinamenti del lavoro con particolare riferimento al regime delle tutele in ambito comunitario, costringono poi migliaia di lavoratori , alle vie giudiziarie interne e fino alla Corte di Giustizia Europea ; penso ad esempio al tema dei contratti a tempo determinato e delle altre forme flessibili, al tema della stabilizzazione nella pubblica amministrazione non risolto in Italia né dal D.lgs.n.81/2015 né dal D.Lgs n. 75/2017 , recepito nel D.lgs.n.165/2001 quale attuazione della riforma Madia che, non ha avuto il coraggio di realizzare un sistema di tutela reale delle numerose ed anomale tipologie di “rapporti di lavoro”, ancora adottati nella pubblica amministrazione e non solo, tra cui tirocini, assegni di ricerca, borse di studio . Ritengo poi, che ci sia ancora molto da fare anche in relazione al tema europeo del riconoscimento delle professioni e della loro mobilità, proprio in riferimento alla armonizzazione delle legislazioni nazionali, tema che evidenzia la criticità del rapporto tra i principi della Dir.n.36/2005 e il recepimento nei singoli paesi a favore di chi intende svolgere una professione. A tal proposito voglio fare esplicito riferimento al paradosso della problematica del negato riconoscimento da parte dell’Italia, della abilitazione all’insegnamento conseguita in Romania da migliaia di giovani, pur in possesso di tutti i requisiti sostanziali, ed in palese violazione della giurisprudenza comunitaria che prevede anche l’applicazione del principio dell’ accesso parziale in tema di esercizio delle professioni, quale corollario del  diritto alla libera circolazione  secondo l’art 45 TFU . Ebbene proprio queste criticità ci inducono a riflettere sul reale funzionamento del sistema delle garanzie dei diritti così come delineato dall’Europa, che necessita di un vero e proprio processo di cambiamento culturale finalizzato a mettere al centro innanzitutto, l’ interesse del cittadino. Occorre poi assumere una coerente strategia di rinnovamento dei welfare nazionali,  che  devono tornare a svolgere un ruolo di motore dello sviluppo economico, sulla falsariga della Strategia di Lisbona, e che non possono prescindere da quei processi di innovazione che stanno interessando sempre più la società ad alta tecnologia del futuro. Occorrono altresì, nuove iniziative a livello europea per combattere le  nuove esclusioni e le forme di discriminazione ,adottando strumenti contro la disoccupazione ciclica, a sostegno della condivisione del tempo di lavoro in tempo di crisi, contro il cosiddetto dumping sociale e salariale che colpisce i lavoratori in mobilità. Certamente per realizzare sempre più il modello sociale europeo, occorre un orizzonte temporale di lungo periodo come fu per il mercato comune e della moneta e pensare a strumenti quali una governance economica e un Semestre Europeo, con  proposte innovative quali quelle di un Ministro Europeo del Lavoro e della Protezione Sociale. Tra gli strumenti finalizzati a conseguire questo obiettivo, non possono mancare “ risorse strutturali”, da utilizzare per le esigenze dei cittadini, e che non possono coincidere con quelle indicate dalla  Commissione Europea, che si riferisce al Fondo sociale europeo 2014-2020, ad Erasmus+, al Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) e al Fondo di aiuti europei agli indigenti : servono nuove risorse per sostenere i principi e i diritti sociali al centro del Pilastro anche nell’orizzonte post 2020. Per realizzare tutto ciò occorre però un presupposto indispensabile : realizzare una convergenza, una sintesi delle diverse idee ed opinioni pubbliche spesso assai diverse,  derivanti dal contributo della cittadinanza attiva, delle associazioni, e da uno sforzo della politica finalizzato a superare i pregiudizi e a costruire effettivamente un’Europa competitiva e coesa , non ostacolata dalle frontiere e che possa coniugare lo sviluppo delle imprese europee con la tutela del lavoro .

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

LE MISURE INDISPENSABILI PER RENDERE LA RICERCA SCIENTIFICA ITALIANA COMPETITIVA IN EUROPA E REALIZZARE LA CRESCITA DEL PAESE.

via LE MISURE INDISPENSABILI PER RENDERE LA RICERCA SCIENTIFICA ITALIANA COMPETITIVA IN EUROPA E REALIZZARE LA CRESCITA DEL PAESE.

Citazione | Pubblicato il di | Lascia un commento

LE MISURE INDISPENSABILI PER RENDERE LA RICERCA SCIENTIFICA ITALIANA COMPETITIVA IN EUROPA E REALIZZARE LA CRESCITA DEL PAESE.

Avv. Maurizio Danza Prof. Diritto del Lavoro Università Mercatorum.

E’ indubbio che, se il settore della ricerca scientifica ed universitaria ricoprisse un ruolo primario nel nostro paese, potrebbe costituire indubbiamente una garanzia per la crescita del sistema-paese, colmando così il grave ritardo, che si registra da numerosi anni in Italia rispetto gli altri Stati dell’Unione Europea. Altro elemento di fondamentale importanza per la ricerca, accanto alla disponibilità di risorse ad hoc, anche la capacità dello Stato di liberare la stessa dall’eccessiva burocrazia che lo investe e che spesso assoggetta impropriamente, gli enti di ricerca e l’Università a principi e regole che, non consentono al mondo scientifico di esprimere adeguatamente le proprie potenzialità di sviluppo e la propria competitività in ambito internazionale. In tal senso va menzionata la recente nascita dell’Osservatorio per la semplificazione burocratica e la competitività del sistema universitario e della ricerca scientifica e tecnologica ( http://www.universita-ricerca.it/ ), grazie alla ispirazione di un primo nucleo promotore costituito da numerose personalità del mondo della ricerca scientifica e dell’università, con lo scopo precipuo di contribuire allo “ snellimento burocratico, alla efficienza operativa e alla competitività nel sistema dell’Università e della Ricerca”. A tal proposito ritengo che si possano individuare, accanto ad interventi volti all’incremento di finanziamenti specifici e alla defiscalizzazione, anche talune misure di tipo normativo, indispensabili a garantire lo sviluppo socio-economico dell’Italia, in considerazione del grave ritardo rispetto agli altri Stati membri dell’Unione Europea. A tal proposito occorrerebbe innanzitutto prevedere un regime derogatorio con riferimento all’applicazione di talune disposizioni del codice degli appalti di cui al D.lgs.n.50/2016 e s.m., nonché delle linee guida ANAC in materia. Tale obiettivo potrebbe essere conseguito sia nell’ambito delle attività di revisione del Codice degli appalti, attualmente in corso nell’atteso decreto legge c.d. “Sblocca cantieri”, che ad opera dei decreti legislativi previsti dal disegno di legge delega del 28 febbraio 2019 al Governo per la razionalizzazione, il riordino, il coordinamento e l’integrazione della normativa in materia di contratti pubblici” . In particolare appare opportuno intervenire in merito alle notevoli difficoltà derivanti dall’applicazione delle procedure ordinarie di cui al D.lgs. n.50/2016 nonchè dalle Linee guida ANAC al settore della ricerca: primo tra tutti, il nuovo meccanismo di nomina dei componenti delle commissioni giudicatrici di cui agli artt. 77 -78 del D.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 e s.m.i.  e imperniato sulla istituzione dell’Albo dei Commissari di gara ; tale regime derogatorio andrebbe esteso anche alle società partecipate dalle Università e dagli EPR. Tale criticità potrebbero essere risolte attraverso una disposizione ad hoc, prevedente una deroga specifica per ricerca ed università, in una “sezione o titolo”  del Codice degli appalti , comprensiva degli adempimenti connessi  ai procedimenti di aggiudicazione, tra cui quelli  in tema di CONSIP e MEPA . Occorrerebbe poi, prevedere deroghe in riferimento ad altri istituti giuridici applicabili a tutte le pubbliche amministrazioni, anche attraverso una ulteriore revisione del Decreto Legislativo 25.11.2016, n. 218 ; e’ di tutta evidenza infatti, come il Decreto Legislativo n. 218/2016semplificazione delle attività degli enti pubblici di ricerca, emanato ai sensi dell’articolo 13 della legge 7 agosto 2015, n. 124”, pur apportando talune innovazioni nel settore della ricerca, non costituisce un testo unico nè  sostituisce integralmente il decreto legislativo n. 213 del 2009 ; per tali motivi ai fini della reale applicazione, gli Enti di ricerca si vedono costretti ad una complessa attività di individuazione delle norme applicabili , nonché ad una interpretazione delle varie disposizioni speciali e generali che, nel nostro ordinamento disciplinano la organizzazione del lavoro pubblico e le pubbliche amministrazioni ; indispensabile, altresì una ulteriore revisione del D.Lgs.n.218/2016 ed un coordinamento sistematico tra le norme specifiche della ricerca ( es. D.Lgs.n.218/2016,  D.lgs.n. 213/2009) e le norme generali dell’ ordinamento pubblico previste dal D.Lgs.165/2001. Tale obiettivo potrebbe essere conseguito, in parte, anche attraverso i lavori della “Commissione per la redazione del codice della legislazione scolastica, universitaria e dell’alta formazione artistica” istituita dal Ministro dell’Istruzione che si auspica possa operare una interpretazione chiarificatrice delle norme in materia, all’atto della redazione del codice unico, di cui entreranno a far parte le norme specifiche della ricerca e dell’università ; tuttavia ritengo che la disciplina relativa alla legislazione universitaria e della ricerca data la sua peculiarità, debba essere codificata in un ambito diverso da quello della istruzione pubblica e delle istituzioni scolastiche, in considerazione dell’obbligo di adeguamento alla disciplina comunitaria riferito al solo settore universitario e della ricerca. Altri interventi normativi dovrebbero comportare poi, deroghe alla disciplina dei contratti a favore di professionisti e società che espletano attività di ricerca per gli EPR ; in riferimento infatti alconferimento di incarichi individuali”, occorre prevedere una deroga a favore del mondo della ricerca e dell’università, quanto ai limiti imposti alla stipula dei  contratti di lavoro autonomo “ad esperti di particolare e comprovata specializzazione anche universitaria”, ed attualmente previsti dall’art.7 co.6 e 5 bis del D.Lgs.n.165/2001 e s.m. alfine di garantire competitività ed efficienza alla ricerca scientifica e all’università ; in tema poi di concorsi pubblici  appare opportuno intervenire a fronte di quelle disposizioni che allo stato attuale, appesantendo l’iter delle procedure concorsuali non contribuiscono alla semplificazione delle procedure concorsuali  : così in tema di designazione dei commissari occorre prevedere o una deroga all’attuale DPR n.487/1994 nonché alle linee guida sulle procedure concorsuali, ( di cui alla direttiva n.3 del 24 aprile 2018), con l’applicazione dei principi previgenti ed applicati all’ambito della ricerca pubblica. Altri interventi vanno disposti poi, in riferimento alla disciplina dei contratti a tempo determinato, anche attraverso la modifica dell’art.36 del D.lgs.n.165/2001 o del D.lgs.n.81/2015 : a tal proposito, il contesto normativo derivante dalla applicazione coordinata dell’ attuale art.36 del D.lgs.n.165/2001 e degli artt. 21 e 23 del D.lgs.n.81/2015, nonché dell’art.83 del CCNL 2016/2018 in riferimento ai limiti di durata e percentuali dei contratti della ricerca, non sembra recepire a pieno né la peculiarità, necessitando il settore di ulteriori interventi finalizzati a  garantire competitività ed efficienza al contesto globale della ricerca. In particolare appare opportuno prevedere espressamente una disposizione derogatoria ad hoc, per quei contratti a tempo determinato con oneri a carico dei finanziamenti di cui ai Progetti Bandiera e degli altri Progetti di interesse, riferiti ad attività di ricerca a valenza internazionale, anche se finanziati con il “Fondo ordinario per gli Enti di Ricerca”, e per quelli conferiti con  “entrate derivanti da finanziamenti esterni di soggetti pubblici o privati”, anche aldilà dei limiti attualmente previsti dell’art.9 co.4 e co.5 del D.lgs.n.218/2016 ed anche in quei casi in cui non dovessero avere ad oggetto “in via esclusiva” lo svolgimento di attività di ricerca scientifica. Quanto poi, ai contratti di diritto comunitario è indispensabile garantire la diretta applicabilità all’ambito della ricerca scientifica anche attraverso la modifica dell’ art.36 del D.lgs.n.165/2001 o del D.lgs.n.81/2015 ; si pensi ad esempio alle figure atipiche quali “employement contract “ e il “ fixed amount stipend”, ( desumibili ad esempio dalle azioni Marie Curie-RTN), e che non sempre possono essere ricondotti dagli EPR ai contratti determinati di diritto italiano  disciplinati dal recente CCNL 2016/2018 o alle altre forme flessibili . A tal riguardo, va previsto altresì che ai contratti di diritto europeo recepiti attraverso il conferimento di contratti a tempo determinato di diritto italiano, non si applichino né i principi in tema di durata dei contratti, né quelli quantitativi e di percentuale attualmente rinvenibili dall’art.83 del CCNL 2016/18. Ritengo inoltre di fondamentale importanza riscrivere una nuova disciplina in tema di assegni di ricerca conforme all’ordinamento comunitario con un suo recepimento tra le forme flessibili previste dall’art.36 del D.lgs.n.165/2001 e dal D.lgs n.81/2015. A tal riguardo appare opportuno procedere ad una revisione delle disposizioni attualmente vigenti in tema di assegni di ricerca e desumibili dall’art.22 della L. 30 dicembre 2010 n.240 . A tal proposito ,e’ ben noto come la Commissione Europea nell’Annotated Model Grant Agreement ( AMGA)  si sia già espressa negativamente, ritenendo che gli assegni di ricerca,  ( peraltro unitamente a co.co.co e co.co.pro) non sono ritenuti compatibili con la normativa Europea e che i loro costi non sono ammissibili ai fini delle rendicontazioni dei progetti di H2020.

Altro strumento non meno importante per lo sviluppo della competitività e dell’efficienza del sistema globale della ricerca scientifica, è senza dubbio la realizzazione di un effettivo recepimento della carta europea dei ricercatori già previsto dall’art. 2 co.1 del decreto D.lgs.n.218/2016 ; come è noto, infatti  l’art. 2 co.1 del D.lgs.n.218/2016 alle lettere da a) ad n), prevede espressamente  che gli EPR “ assicurano” ai  ricercatori e tecnologi in materia di “ libertà di ricerca, portabilità dei progetti, diffusione e la valorizzazione delle ricerche; la necessaria attività di perfezionamento ed aggiornamento ; la valorizzazione professionale; la idoneità degli ambienti di ricerca; la necessaria flessibilità lavorativa funzionale all’adeguato svolgimento delle attività di ricerca; ancora la mobilità geografica intersettoriale e quella tra un Ente ed un altro; la tutela della propria intellettuale; …. “ A tal proposito occorre intervenire, anche attraverso una revisione del testo del D.lgs.n.218/2016, superando il “modello autonomistico” previsto dalla recente riforma , secondo cui i singoli enti adottano singolarmente specifiche misure ( in tal senso  l’art. 11, comma 5 del d.lgs. n. 218 del 2016, in tema di portabilità dei progetti )  che  non appare uno strumento virtuoso finalizzato a garantire competitività all’intero sistema della ricerca scientifica italiana e a colmare il grave ritardo rispetto gli altri Stati dell’Unione Europea.

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Abilitati in Romania: l’avviso n.5636/2019 di rigetto del MIUR è illegittimo nella parte in cui non riconosce alcun valore al titolo conseguito all’estero in violazione di principi comunitari e giurisprudenziali espressi dalla Corte di Giustizia Europea

 

Avv. Maurizio Danza Prof. Diritto del Lavoro “Università Mercatorum” Roma.

Desta notevoli perplessità l’avviso n.5636 del 2 aprile 2019 a firma del Direttore Generale  Dott.ssa Palermo del MIUR in riferimento alle abilitazioni all’insegnamento conseguite in Romania da numerosissimi italiani, secondo cui“ le istanze di riconoscimento presentate sulla base dei certificati di conseguimento della formazione psicopedagogica sono da considerarsi rigettate”. In sostanza è di tutta evidenza che il MIUR continui a sostenere la assurda ed illegittima tesi, secondo cui se il Ministero della Educazione Nazionale Romeno non menziona sulle “advenita” degli abilitati in Romania, l’art.11 della dir.n.36/2005, le istanze di riconoscimento non possono essere accolte, con ciò palesemente violazione della Direttiva CEE n. 36/2005 e del decreto legislativo n.206/2007. Ad ogni modo, l’avviso appare del tutto illegittimo anche per altre ragioni, poiché il MIUR senza disporre alcuna valutazione istruttoria in riferimento alle singole istanze di riconoscimento presentate dagli interessati, viola palesemente  norme interne, la direttiva europea n.36/2005, e i principi giurisprudenziali espressi dalla Corte di Giustizia Europea ( anche recenti). Ed infatti, a ben vedere, quanto alle norme di diritto interno il MIUR nell’avviso , non ha tenuto in alcuna considerazione che, nel nostro ordinamento esiste il principio dell’accesso parziale disciplinato dal combinato disposto dell’art. 1 bis del D.lgs.n.206/2007 di attuazione della Direttiva 2005/36/CE secondo cui Il presente decreto disciplina, altresi’, il riconoscimento delle qualifiche professionali gia’ acquisite in uno o piu’ Stati membri dell’Unione europea e che permettono al titolare di tali qualifiche di esercitare nello Stato membro di origine la professione corrispondente, ai fini dell’accesso parziale ad una professione regolamentata sul territorio nazionale, nonche’ i criteri relativi al riconoscimento dei tirocini professionali effettuati da cittadini italiani in un altro Stato membro”, e dal successivo art. 5 septies co.1 del medesimo  D.lgs.n.206/2007. A tal proposito ed in riferimento alle vicende che riguardano gli abilitati in Romania, non si può non sottolineare la violazione e omessa applicazione di tale principio da parte del MIUR che illegittimamente, a tutt’oggi in riferimento alle istanze presentate, non ha mai disposto un accertamento finalizzato alla verifica di quei “requisiti minimi” tali da garantire così l’ “espletamento minimo della funzione docente “. Ciò detto, è di tutta evidenza come l’accesso parziale costituisca indubbiamente un ulteriore strumento a disposizione delle amministrazioni italiane, finalizzato a salvaguardare, anche nell’ordinamento scolastico, il diritto alla libertà di circolazione previsto dall’art.45 del trattato fondativo dell’Unione Europea . Tali principi risalgono alla pronuncia della Corte di Giustizia Europea a far data dalla nota sentenza “ Morgenbesser” del 13 novembre 2003 C-313/2001 (cfr. anche sentenza CGE 15 ottobre 1987 causa n 222/86 Heylens e a ; 7 maggio 1991 C-340/89  Vlassopoulou ; 7 maggio 1992 C -104/91 Aguirre Borrell.), che ha stabilito il principio secondo cui uno stato membro a cui si rivolge un cittadino di altro paese che intende svolgere una professione regolamentata, “deve disporre una valutazione del titolo “in bonam partem”, cioè finalizzata in via di principio alla “salvezza degli effetti della qualifica conseguita in un altro paese” , anche quando essa non soddisfi pienamente, ma solo parzialmente, i requisiti fissati in quella legislazione : ciò alfine di garantire il diritto alla libertà di circolazione previsto dall’art.45 del trattato fondativo dell’Unione Europea !

Sorprende invece, che il MIUR, nel “rigettare le richieste”, si limiti a menzionare esclusivamente il parere del CIMEA, ma non la CHAP (2018) 02090 del 22 gennaio 2019 della stessa Commissione europea, “Direzione generale mercato interno, industria, imprenditoria e PMI, Modernizzazione del mercato unico, Qualifiche e competenze professionali, a firma del Commissario Martin Frohn che, nell’esaminare una richiesta di una abilitata italiana in Romania in riferimento ad “ un caso di richiesta di infrazione dell’Italia per non aver riconosciuto la abilitazione conseguita in Romania”, ha applicato “il principio della salvezza degli effetti parziali della abilitazione all’insegnamento conseguita da laureati italiani in Romania,” richiamando proprio la giurisprudenza comunitaria qui menzionando, affermando altresì che “anche nel caso di difetto di tutti i requisiti per la professione docente in capo al soggetto il tirocinio, occorre garantire l’accesso ai percorsi FIT”.

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

ISTITUITO “ L’OSSERVATORIO PER LA SEMPLIFICAZIONE BUROCRATICA E LA COMPETITIVITÀ DEL SISTEMA UNIVERSITARIO E DELLA RICERCA SCIENTIFICA E TECNOLOGICA “.

Di particolare interesse la istituzione dell’Osservatorio per la semplificazione burocratica e la competitività del sistema universitario e della ricerca scientifica e tecnologica, grazie alla ispirazione di un primo nucleo promotore costituito da numerose personalità del mondo della ricerca scientifica e dell’Università, con lo scopo precipuo di contribuire allo “ snellimento burocratico, alla efficienza operativa e alla competitività nel sistema dell’Università e della Ricerca”. E’ indubbio infatti come il settore da anni investito da una eccessiva burocrazia, non sia in grado di esprimere adeguatamente le potenzialità di sviluppo e la propria competitività in ambito internazionale ; tale situazione sta generando una crescente preoccupazione per il futuro, in quanto Università e Ricerca costituiscono indubbiamente settori strategici per la crescita del sistema-paese . Consapevoli del ruolo che moltissimi docenti e ricercatori espletano nel nostro paese, il Nucleo promotore si prefigge in primo luogo, l’obiettivo di chiedere alle autorità competenti in materia ,di individuare  procedure semplificate che consentano gli opportuni interventi sulle criticità che affligono il mondo dell’Università e della Ricerca, indispensabili a garantire lo sviluppo socio-economico dell’Italia, anche tenuto conto del grave ritardo rispetto agli altri Stati membri dell’Unione Europea. A tal proposito il Nucleo promotore ha recentemente chiesto, sia al Presidente del Consiglio dei Ministri, che al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Scientifica , un  confronto finalizzato ad  avviare ogni possibile riflessione su opportuni interventi normativi di deroga per il comparto universitario e della ricerca, dagli obblighi procedurali del Codice degli appalti, e dagli adempimenti collegati (CONSIP, MEPA, etc.), riservandosi altresì  di interagire ,attraverso il contributo proficuo dei propri esperti, anche con la “Commissione per la redazione del codice della legislazione scolastica, universitaria e dell’alta formazione artistica” istituita dal MIUR ai fini di ogni possibile armonizzazione.

 

 

Prof. Maurizio Danza Diritto del Lavoro Pubblico “Università Mercatorum”- Componente Osservatorio

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

IL TAR LAZIO AMMETTA PER LA PRIMA VOLTA ALLE PROVE DEI CONCORSI RISERVATI DI CUI AL DDG N.85/2018 ANCHE GLI ABILITATI ALL’ESTERO E SI ADEGUA ALL’ORIENTAMENTO DELLA VI SEZ. DEL CONSIGLIO DI STATO .

Di grande rilevanza l’ ordinanza n.5388 della III sezione Bis del TAR Lazio-Roma pubblicata oggi 14 settembre 2018, con cui ha accolto il ricorso degli abilitati all’estero patrocinato dall’Avv. Maurizio Danza del Foro di Roma, con cui era stata richiesta l’ammissione alle prove concorsuali indette con il DDG n.85/2018. La pronuncia appare di particolare interesse poichè riconosce il diritto degli abilitati all’estero ancorchè non inseriti nelle GAE o nella seconda fascia di istituto al 31 maggio 2017, ed in attesa di decreto di riconoscimento del MIUR, a partecipare alle prove concorsuali. In particolare il Collegio per la prima volta si è adeguato all’orientamento della sesta sezione del Consiglio di Stato che, con ordinanza n. 5134/2018 ha già sollevato questione di legittimità costituzionale in tema alle modalità di svolgimento del concorso di cui all’articolo 17 del decreto legislativo 13 aprile 2017 n. 59; secondo la Sezione infatti, la questione di legittimità costituzionale della norma, applicabile in tale diverso procedimento, rileva anche nel presente giudizio divenendo dunque applicabili i principi espressi dall’ordinanza dell’Adunanza plenaria 15 ottobre 2014 n. 28 in ordine alla cosiddetta “sospensione impropria”. Il Collegio della terza bis, ha accolto l’istanza cautelare ai fini dell’ammissione con riserva dei ricorrenti alla procedura concorsuale , rinviando altresì la cognizione cautelare ad una camera di consiglio successiva all’eventuale riassunzione del giudizio, ed ha ritenuto “ nelle more” necessario tutelare la posizione delle parti ricorrenti mediante la concessione di una misura cautelare interinale, fino alla camera di consiglio successiva alla pronuncia della Corte costituzionale e, sospendere il giudizio sino alla pronuncia della Corte costituzionale.

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento