CONFERITA ALL’AVV.MAURIZIO DANZA LA DOCENZA IN DIRITTO DELL’UNIONE EUROPEA DALL’ISTITUTO TESEO DI ALTA FORMAZIONE E RICERCA

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CONFERITA ALL’AVV.MAURIZIO DANZA LA DOCENZA IN DIRITTO DELL’UNIONE EUROPEA DALL’ISTITUTO TESEO DI ALTA FORMAZIONE E RICERCA

Segnaliamo il recente conferimento all’Avv.Maurizio Danza da parte della Fondazione Istituto Teseo Alta Formazione e Ricerca, della docenza di Diritto dell’Unione Europea.

L’Istituto opera nel campo dell’alta Formazione e della Ricerca, in particolar modo nell’ambito negli studi e nella formazione della mediazione linguistica, degli Studi Linguistici, delle Scienze Psicologiche Applicate alla neurolinguistica, degli Studi economici con particolare riferimento al Made in Italy.

Tale designazione è frutto della peculiare esperienza nel diritto internazionale maturata con riferimento alle problematiche della professione docente e delle abilitazioni all’insegnamento,   regolamentate dalla Direttiva Europea n°36/2005 e n°55/2013 .

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SECONDO LA CASSAZIONE NON SI PUO’ IMPORRE AL DOCENTE ALCUN OBBLIGO DI RIENTRO A SCUOLA DURANTE I MESI ESTIVI IN CUI E’SOSPESA L’ATTIVITA’ DIDATTICA FRONTALE ED ORDINARIA

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SECONDO LA CASSAZIONE NON SI PUO’ IMPORRE AL DOCENTE ALCUN OBBLIGO DI RIENTRO A SCUOLA DURANTE I MESI ESTIVI IN CUI E’SOSPESA L’ATTIVITA’ DIDATTICA FRONTALE ED ORDINARIA

Di particolare interesse la pronuncia della Suprema Corte di Cassazione n.23934/2020 che boccia sul nascere le notizie circolate in merito ad una proroga dell’anno scolastico e alla rimodulazione del calendario proposta dal Governo Draghi, e che aveva suscitato numerose reazioni tra i docenti della scuola italiana. A conforto delle loro legittime rimostranze la sentenza della Corte di Cassazione n. 23934/2020, che ha respinto il ricorso della provincia autonoma di Bolzano e di un istituto secondario di secondo grado di quella provincia.

La Suprema Corte-commenta l’Avv. Maurizio Danza del foro di Roma ed esperto di diritto scolastico, pur rammentando che i docenti salvo il periodo di ferie, vanno comunque considerati in servizio durante i mesi estivi, prende atto che a causa della peculiarità del sistema scolastico, durante i mesi estivi non si svolge né la didattica frontale né la “attività didattica” ordinaria costituita, ad esempio dai collegi docenti, e dagli scrutini.

A ben vedere la Corte a tal proposito chiarisce  che “oltre a non escludersi  che sia doveroso svolgere presso la scuola eventuali attività in tal senso legittimamente programmate o stabilite per il periodo successivo alla fine dell’anno scolastico, secondo il regime loro proprio anche sotto il profilo economico la disciplina non sta a significare che il docente non resti a disposizione della scuola pur in quei periodi, ma soltanto che tale disponibilità va considerata in re ipsa, senza necessità che gli insegnanti si presentino a scuola od offrano altrimenti in forme espresse la propria prestazione;

L’intervento della Corte su una problematica assai sentita dal personale docente, presuppone una corretta conoscenza degli obblighi del personale docente che discendono dalle norme del CCNL 2016/2018 e che si distinguono, in attività di insegnamento in senso stretto e attività funzionali all’insegnamento, tra le quali vanno annoverate, oltre alla preparazione delle lezioni e alla correzione dei compiti, le attività di carattere collegiale, come scrutini, riunioni e programmazioni.

La stessa pronuncia seppure in via incidentale, ripercorre le disposizioni fondamentali in materia in tema di durata complessiva dell’anno scolastico e di termine iniziale e finale dello stesso. A tal proposito, infatti l’art. 74 del Testo Unico della Scuola, stabilisce che allo svolgimento delle lezioni devono essere dedicati almeno 200 giorni e che, il calendario scolastico è di competenza delle Regioni :per tali motivi, prosegue l’Avv.Danza– il potere di intervento degli istituti scolastici è assai ridotto poiché va comunque rispettato il numero di giorni previsti dalla disposizione di legge nazionale.

Quanto invece, al termine iniziale ( 1 settembre ) e finale ( 30 giugno), è di tutta evidenza come gli stessi, si riferiscano esclusivamente alle attività didattiche , prevedendo altresì che “ Le attività didattiche comprensive di scrutini ed esami e quelle di aggiornamento, si svolgono nel periodo compreso tra il 1° settembre e il 30 giugno e con eventuale conclusione nel mese di luglio degli esami di maturità”

Per tali motivi, aggiunge l’Avv. Maurizio Danza -, La Suprema Corte nel rammentare che ad ogni modo “la normativa distingue tra docente in ferie e docente a disposizione, riconoscendo al solo docente in ferie il diritto al rimborso delle spese di viaggio per il rientro in sede, mentre nessuna indennità è dovuta al docente non in ferie, ha concluso che  anche se non si è in ferie, durante il periodo estivo non sussiste alcun obbligo di presenza a scuola in capo al docente, del tutto incompatibile con la normativa vigente.

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IL TRIBUNALE PENALE DI VELLETRI ASSOLVE CON FORMULA PIENA L’INSEGNANTE ACCUSATA INGIUSTAMENTE DAI GENITORI DI ABUSO DELLA FUNZIONE DEI MEZZI DI CORREZIONE NEI CONFRONTI DEI MINORI.

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IL TRIBUNALE PENALE DI VELLETRI ASSOLVE CON FORMULA PIENA L’INSEGNANTE ACCUSATA INGIUSTAMENTE DAI GENITORI DI ABUSO DELLA FUNZIONE DEI MEZZI DI CORREZIONE NEI CONFRONTI DEI MINORI.

Di particolare importanza la pronuncia del Tribunale Penale Monocratico di Velletri nella persona del Dott. Tirone che ieri, dopo la camera di consiglio, e alla fine di un processo durato quasi 5 anni ha assolto con formula piena un’insegnante elementare, accogliendo la tesi difensiva patrocinata dall’Avv. Maurizio Danza del Foro di Roma; il processo a carico dell’insegnante accusato per presunto abuso dei mezzi di correzione educativi puniti dall’art.571 co.1 del codice penale, era basato esclusivamente su un esposto firmato da genitori, nel quale dichiaravano che i bambini avrebbero riferito taluni episodi di abuso della funzione educativa da parte del docente .

Il difensoreha dimostrato come l’impianto accusatorio del pubblico ministero basato esclusivamente su prove indiziarie indirette costituite da dichiarazioni di minori riportate dai genitori, fossero del tutto inverosimili e contraddittorie , poiché nessuno del personale scolastico presente aveva mai visto o sentito i fatti  contestati al docente ; inoltre il difensore ha sottolineato che numerosi genitori firmatari dell’esposto, come hanno confermato nell’esame testimoniale, avevano firmato per solidarietà l’esposto senza avere mai visto o sentito nulla e che altri,  contattati dai promotori dell’esposto, non avevano ritenuto di firmare poiché non risultava loro in alcun modo che l’insegnante avesse abusato della funzione educativa.

Per tali motivi il Tribunale Penale di Velletri accogliendo la tesi dell’Avv. Maurizio Danza, secondo cui l’ art. 192 co. 2 del c.p.p. ai fini dell’accertamento della responsabilità penale dell’imputato in un processo basato esclusivamente su prove indiziarie e non dirette dei fatti,  richiede che l’esistenza del fatto sia desunto da indizi gravi,  precisi e concordanti ,ha assolto il docente con  la formula di assoluzione piena del co.1 dell’art.530 cpp,  perché il fatto non sussiste

La sentenza-ha commentato l’Avv.Danza alla fine dell’udienza- appare di particolare importanza nel panorama scolastico italiano, poichè testimonia la criticità dei rapporti famiglie-docenti, atteso che le accuse contestate all’insegnante riguardavano anche l’utilizzo di metodi didattici abitualmente utilizzati dagli insegnanti ma contestati dai genitori, e che evidenziano indubbiamente la crisi profonda del patto educativo tra famiglie e scuola.

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LE NOVITA’ DELLA ORDINANZA MINISTERIALE N°11 DEL 16 MAGGIO 2020 IN TEMA DI VALUTAZIONE NELLA SCUOLA SECONDARIA DI SECONDO GRADO.

Maurizio Danza Docente di Diritto del Lavoro “Università Mercatorum”

E’ indubbio che la ratio dell’ordinanza ministeriale n°11 del 16 maggio 2020 concernente la valutazione finale degli alunni per l’anno scolastico 2019/2020 e prime disposizioni per il recupero degli apprendimenti, sia consistita nell’ attribuire alla didattica a distanza  strumenti e criteri sia in riferimento alla ammissione che alla valutazione finale degli studenti . Le disposizioni in essa contenute oltre ad attuare il decreto legge 8 aprile 2020, n. 22, recante “Misure urgenti sulla regolare conclusione e l’ordinato avvio dell’anno scolastico e sullo svolgimento degli esami di Stato” con particolare riferimento all’articolo 1, comma 1, in tema di specifiche misure di valutazione degli alunni , e all’articolo 2, comma 3; in tema di prestazioni didattiche del personale docente nella utilizzazione degli strumenti informatici e tecnologici, richiamano esplicitamente anche la nota dipartimentale 17 marzo 2020, n. 388, “Emergenza sanitaria da nuovo Coronavirus. Prime indicazioni operative per le attività didattiche a distanza .

Orbene, appare di particolare interesse esaminare gli effetti che discendono dalle specifiche disposizioni dell’ordinanza ministeriale in tema di “valutazione delle classi non terminali della scuola secondaria di secondo grado “con riferimento al periodo di emergenza epidemiologica, soffermandoci su quelle realmente innovative finalizzate a valorizzare l’esperienza della didattica a distanza introdotta nella scuola italiana. In primo luogo giova osservare come l’ordinanza ministeriale n°11/2020 confermi il quadro normativo generale attualmente vigente in tema di valutazione, atteso che l’art.4 co.1 richiama espressamente le disposizioni di cui all’ art 4 del D.P.R. n° 122/2009 disponendo che La valutazione degli alunni è condotta ai sensi dell’articolo 4, commi 1, 2, 3 e 4 del Regolamento”; in buona sostanza, la disposizione conferma che alle attività degli alunni rilevate nel corso dell’a.s. 2019/2020 ( e dunque anche alle attività didattiche a distanza), si applichi innanzitutto il co.1 del DPR n°122/2009 che prevede la competenza del consiglio di classe, nonché la contitolarità dei docenti di sostegno  in merito alla valutazione di tutti gli alunni della classe. Lo stesso comma, conferma poi l’ integrale applicazione del successivo  dell’art.4 co.2 del regolamento dettato in tema di  comportamento e alla sua valutazione numerica e al suo concorso alla determinazione dei crediti scolastici e dei punteggi utili alfine di beneficiare delle provvidenze in materia di diritto allo studio . Tuttavia, a ben vedere, la disposizione richiamata, va esaminata unitamente all’art.1 co.2 della O.M. n.11 del 16 maggio 2020 che, pur riprendendo il criterio di valutazione numerico su base decimale descrive una indubbia novità,  prevedendo che “ il consiglio di classe procede alla valutazione degli alunni sulla base dell’attività didattica effettivamente svolta, in presenza e a distanza, utilizzando l’intera scala di valutazione in decimi” : la disposizione ministeriale introduce infatti, quale presupposto della valutazione dell’alunno che l’attività didattica debba essere effettivamente svolta, richiedendo dunque il contributo di entrambe le forme di partecipazione ( in presenza e a distanza) da parte dello studente.

Quanto poi al rinvio all’art.4 co. 3. del D.P.R. n°122/2009, operato nel co.1 dell’art.4 della O.M: n 11/2020, non si rilevano aspetti di particolare novità, atteso che l’ordinanza ministeriale si limita a richiamare rispettivamente, la disposizione in tema di valutazione dell’insegnamento della religione cattolica espressa senza attribuzione di voto numerico( co.3), nonché quella che regolamenta “ i periodi di apprendimento mediante esperienze di lavoro, parte integrante dei percorsi formativi personalizzati di cui all’ articolo 4, comma 2, del decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 77 “( co 4.).

Di particolare interesse quanto a contenuti innovativi in tema di valutazione senza dubbio l’art.4 co.3 dell’ordinanza che introduce la ammissione alla classe successiva, in deroga alle specifiche disposizioni di cui ai commi 5 e 6 e 14 co.7 del D.P.R. n°122/2009 ; infatti, ben vedere lo stesso dispone espressamente che “gli alunni della scuola secondaria di secondo grado sono ammessi alla classe successiva in deroga alle disposizioni di cui all’articolo 4, commi 5 e 6, e all’articolo 14, comma 7 del Regolamento. A tal proposito giova rammentare come l’art.4 co.5 del D.P.R. n° 122/2009 preveda quale criterio di ammissione alla classe successiva, il conseguimento del voto non inferiore a sei decimi sia in merito al comportamento che al profitto, mentre il successivo co.6 disponga in tema di  sospensione del giudizio nei confronti di alunni che non hanno conseguito la sufficienza in una o piu’ discipline, senza riportare immediatamente un giudizio di non promozione: orbene, entrambe queste disposizioni non saranno applicate con riferimento al corrente anno scolastico 2019/2020.

Di particolare importanza poi, l’ulteriore deroga disposta sempre con l’art.4 co.3 della O.M. n°11/2020 in merito alla applicazione dell’art.14 co.7 del DPR n°122/2009 che prevede in via generale, un minimum di frequenza scolastica dello studente  pari ad almeno tre quarti dell’orario annuale per la partecipazione allo scrutinio finale. Peraltro sul punto, va evidenziato come già il T.A.R. Puglia, Lecce, 17 settembre 2019, n. 1479 recentemente si è pronunciato, ritenendo che la ratio dell’art. 14 è quella di assicurare il profitto scolastico, e che «“la presenza scolastica va valutata quale mero presupposto per un proficuo apprendimento dell’alunno ma se egli, sebbene riporti numerose assenze, non evidenzi tuttavia problemi sul piano del profitto, tale presupposto non va interpretato con eccessiva severità, dal momento che una bocciatura motivata solo dal numero delle assenze potrebbe ingiustificatamente compromettere lo sviluppo personale ed educativo di colui che, dal punto di vista dell’apprendimento e dei risultati conseguiti rispetto agli insegnamenti impartiti, sarebbe stato altrimenti idoneo al passaggio alla classe successiva; ed infatti, far ripetere l’anno scolastico ad un alunno nonostante abbia riportato tutti voti sufficienti, costituisce misura che può gravemente nuocere al suo percorso formativo e di vita, in quanto lo costringe a ripetere insegnamenti già acquisiti ed a perdere l’opportunità di apprendere, nella classe superiore, nuove conoscenze, comportando, in ogni caso, un ritardo nel suo corso di studi”, richiamando altri precedenti giurisprudenziali ( cfr. Tar Ancona, Marche, sez. I, 21 marzo 2017, n.. 220)» (T.A.R. Puglia, Lecce, 25 maggio 2018, n. 899);

Quanto poi al co.4 dell’art.4 della ordinanza ministeriale n°11/2020, giova evidenziare la innovativa introduzione accanto alle valutazioni di insufficienza da indicare nel verbale di scrutinio, anche della necessità di riportare le votazioni numeriche nel documento di valutazione finale, nonché di  prevedere un credito pari a 6 nel caso di media inferiore a sei decimi per il terzo o il quarto anno.

Di particolare interesse poi, l’art. 4 co.5 della ordinanza in cui possiamo rinvenire il nuovo documento denominato piano di apprendimento individualizzato” che dovrà essere predisposto a cura del consiglio di classe per gli alunni ammessi alla classe successiva in presenza di votazioni inferiori a sei decimi, in cui sono indicati, per ciascuna disciplina, gli obiettivi di apprendimento da conseguire nonché le specifiche strategie per il raggiungimento dei relativi livelli di apprendimento. Tale piano è poi declinato nel dettaglio nel successivo art.6 co.1 ; l’art.6 co.2 prevede inoltre la definizione di un ulteriore piano di integrazione degli apprendimenti, nel quale, i docenti contitolari della classe o il consiglio di classe individueranno, altresì, le attività didattiche eventualmente non svolte rispetto alle progettazioni di inizio anno e i correlati obiettivi di apprendimento , sostanzialmente consistenti in una nuova progettazione finalizzata . Il successivo co.3 prevede inoltre che le attività relative al piano di integrazione degli apprendimenti, nonché al piano di apprendimento individualizzato, costituiscono attività didattica ordinaria e hanno inizio a decorrere dal 1° settembre 2020 con possibilità di proseguire in caso di necessità anche per l’intera durata dell’anno scolastico 2020/2021.

Anche il successivo co.6 dell’art.4 della ordinanza ministeriale n°11/2020 presenta taluni elementi di novità, prevedendo una peculiare fattispecie di “non ammissione alla classe successiva”, in assenza di elementi valutativi dell’alunno da parte del Consiglio di classe: tuttavia la disposizione ministeriale senza dubbio eccezionale e dettata dalla emergenza epidemiologica , nel confermare la discrezionalità tecnica del consiglio di classe in materia di valutazione, condiziona il possibile giudizio di non promozione a numerosi presupposti ; ed infatti, in primo luogo l’assenza di elementi valutativi dell’alunno non deve essere imputabile alle difficoltà legate alla disponibilità di apparecchiature tecnologiche ovvero alla connettività di rete, ma riconducibile a situazioni di mancata o sporadica frequenza delle attività didattiche, perduranti; inoltre la disposizione esige che tale situazione, sia già stata opportunamente verbalizzata dal consiglio di classe per il primo periodo didattico ( la c.d. attività in presenza). Solo sussistendo tali elementi, il consiglio di classe potrà decidere di non ammettere lo studente alla classe successiva , motivando all’unanimità. Orbene, è di tutta evidenza che la disposizione indubbiamente derogatoria ai criteri già indicati nel co.3 dell’art.4, pur nella complessità della formulazione va letta tenendo conto del consolidato orientamento della giurisprudenza amministrativa in tema di discrezionalità tecnica del consiglio di classe che anche recentemente si è espresso confermando cheil giudizio di non ammissione alla classe superiore è insindacabile dal giudice atteso che solo i docenti dispongono di tutti i dati necessari ad operare una obiettiva e razionale valutazione dei propri studenti.ed inoltre “ solo i docenti, hanno condiviso con gli studenti un intero anno di lavoro ed essendo quindi in grado di valorizzare, in positivo ed in negativo, anche profili che non sono strettamente numerici” ( cfr.TAR Lazio sez.III bis n.14002 6 dicembre 2019)

Infine va fatto notare come l’art.4 co.7 della ordinanza ministeriale nella parte in cui stabilisce che “ sono fatti salvi i provvedimenti di esclusione dagli scrutini emanati ai sensi dello Statuto delle studentesse e degli studenti, conferma la esclusione dello studente dallo scrutinio finale, a seguito sanzioni disciplinari irrogate in casi di particolare gravità .

In tema poi di valutazione degli alunni con bisogni educativi speciali, l’ordinanza ministeriale n°11 del 16 maggio 2020 prevede all’articolo 5, le particolari disposizioni, per gli alunni con disabilità certificata ai sensi della legge n°104/1992 disponendo che “si proceda alla valutazione sulla base del piano educativo individualizzato, adattato sulla base delle disposizioni impartite per affrontare l’emergenza epidemiologica, e che il piano di apprendimento individualizzato di cui all’articolo 6, ove necessario, debba integrare il piano educativo individualizzato( co.1).

Inoltre la disposizione nel successivo comma 2, prevede che, per gli alunni con disturbi specifici di apprendimento certificati ai sensi della legge 8 ottobre 2010, n. 170, la valutazione degli apprendimenti sia coerente con il piano didattico personalizzato, mentre per quelli con bisogni educativi speciali non certificati, già destinatari di specifico piano didattico personalizzato, la applicazione dello stesso comma 2.

Infine il successivo co.4. prevede che, ove necessario il consiglio di classe, apporti le necessarie integrazioni al piano didattico personalizzato per gli alunni di cui ai commi 2 e 3, tenuto conto del piano di apprendimento individualizzato.

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ABILITATI IN ROMANIA. IL CONSIGLIO DI STATO ACCOGLIE IL RICORSO RITENENDO ACQUISITE LE COMPETENZE PER L’ESERCIZIO DELLA PROFESSIONE DI INSEGNANTE E SOSPENDE LA SENTENZA DEL TAR LAZIO

via ABILITATI IN ROMANIA. IL CONSIGLIO DI STATO ACCOGLIE IL RICORSO RITENENDO ACQUISITE LE COMPETENZE PER L’ESERCIZIO DELLA PROFESSIONE DI INSEGNANTE E SOSPENDE LA SENTENZA DEL TAR LAZIO

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ABILITATI IN ROMANIA. IL CONSIGLIO DI STATO ACCOGLIE IL RICORSO RITENENDO ACQUISITE LE COMPETENZE PER L’ESERCIZIO DELLA PROFESSIONE DI INSEGNANTE E SOSPENDE LA SENTENZA DEL TAR LAZIO

Di particolare importanza la pronuncia n.92/2020 di accoglimento della Sesta Sezione del Consiglio di Stato, a seguito dell’appello patrocinato dall’Avv. Maurizio Danza del Foro di Roma, a favore degli abilitati in Romania che ha sospeso la sentenza breve di rigetto n.11774/2019 emanata dal Tar Lazio Sez. III Bis a favore di circa 500 abilitati all’insegnamento in Romania.

In particolare il ricorso era stato presentato per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio ad oggetto l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia ,dell’ avviso MIUR n. 5636/2019 ; del rigetto delle istanze dei ricorrenti finalizzate al riconoscimento della abilitazione conseguita in Romania nella parte in cui il MIUR assumeva che i titoli denominati “…Nivel I e Nivel II” conseguiti dai cittadini italiani in Romania, non soddisfacevano i requisiti giuridici per il riconoscimento della qualifica professionale di docente ai sensi della Direttiva 2005/36/CE  ;

Con tale ricorso la difesa aveva impugnato altresì i decreti individuali di rigetto comunicati ai ricorrenti a mezzo email, conseguenza diretta dell’avviso n.5636 del 2 aprile 2019 e i decreti di depennamento e di avvio del procedimento di esclusione dei ricorrenti dalle procedure concorsuali riservate di cui al D.D.G. n.85/2018, disposti dagli Uffici Scolastici Regionali sulla base dell’avviso n 5636 del 2 aprile 2019.

Contrariamente a quanto disposto dal TAR Lazio con la sentenza impugnata, il Collegio della Sez.VI del Consiglio di Stato con ordinanza n.92 del 17 gennaio 2020 ha accolto il ricorso dell’Avv. Maurizio Danza sospendendo la sentenza del TAR Lazio sez. III BIS, ravvisando in concreto la sussistenza di apprezzabili esigenze cautelari volte all’accoglimento della istanza di sospensione a tutela dei ricorrenti.

Il Consiglio di Stato in particolare ha motivato l’accoglimento sostenendo che considerato che, all’esito di una delibazione tipica della fase cautelare ed in coerenza ai precedenti da ultimo resi dalla sezione (cfr. in specie ord.za n. 6423 del 2019), sussistono i presupposti per l’accoglimento della domanda cautelare ;  che, secondo quanto già evidenziato dalla sezione in tali precedenti, alla luce della documentazione in atti, gli istanti sembrerebbero – ad una prima deliberazione e nelle more del necessario approfondimento di merito – avere conseguito le certificazioni delle competenze per l’esercizio della professione di insegnante abilitato all’insegnamento in Romania (in particolare il diploma conseguito in Romania che consente di insegnare previo possesso di un titolo di laurea che può essere, naturalmente, secondo i principi del diritto comunitario, conseguito anche in altri Paesi UE);

Ha infine stabilito che le spese dei due gradi del giudizio cautelare vanno compensate.

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ABILITAZIONI IN ROMANIA. LA RICOSTRUZIONE DEL “TEMPO” NON MENZIONA L’ORDINANZA DEL TAR LAZIO N.4883 DEL 17 LUGLIO 2019 CHE ORDINA AL MIUR DI CHIARIRE SE I RICORRENTI POSSANO INSEGNARE IN ROMANIA E NON CONTIENE QUANTO RIPORTATO NELL’ARTICOLO SECONDO CUI “IL TITOLO NON E’ VALIDO”.

via ABILITAZIONI IN ROMANIA. LA RICOSTRUZIONE DEL “TEMPO” NON MENZIONA L’ORDINANZA DEL TAR LAZIO N.4883 DEL 17 LUGLIO 2019 CHE ORDINA AL MIUR DI CHIARIRE SE I RICORRENTI POSSANO INSEGNARE IN ROMANIA E NON CONTIENE QUANTO RIPORTATO NELL’ARTICOLO SECONDO CUI “IL TITOLO NON E’ VALIDO”.

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