Abilitati in Romania: l’avviso n.5636/2019 di rigetto del MIUR è illegittimo nella parte in cui non riconosce alcun valore al titolo conseguito all’estero in violazione di principi comunitari e giurisprudenziali espressi dalla Corte di Giustizia Europea

 

Avv. Maurizio Danza Prof. Diritto del Lavoro “Università Mercatorum” Roma.

Desta notevoli perplessità l’avviso n.5636 del 2 aprile 2019 a firma del Direttore Generale  Dott.ssa Palermo del MIUR in riferimento alle abilitazioni all’insegnamento conseguite in Romania da numerosissimi italiani, secondo cui“ le istanze di riconoscimento presentate sulla base dei certificati di conseguimento della formazione psicopedagogica sono da considerarsi rigettate”. In sostanza è di tutta evidenza che il MIUR continui a sostenere la assurda ed illegittima tesi, secondo cui se il Ministero della Educazione Nazionale Romeno non menziona sulle “advenita” degli abilitati in Romania, l’art.11 della dir.n.36/2005, le istanze di riconoscimento non possono essere accolte, con ciò palesemente violazione della Direttiva CEE n. 36/2005 e del decreto legislativo n.206/2007. Ad ogni modo, l’avviso appare del tutto illegittimo anche per altre ragioni, poiché il MIUR senza disporre alcuna valutazione istruttoria in riferimento alle singole istanze di riconoscimento presentate dagli interessati, viola palesemente  norme interne, la direttiva europea n.36/2005, e i principi giurisprudenziali espressi dalla Corte di Giustizia Europea ( anche recenti). Ed infatti, a ben vedere, quanto alle norme di diritto interno il MIUR nell’avviso , non ha tenuto in alcuna considerazione che, nel nostro ordinamento esiste il principio dell’accesso parziale disciplinato dal combinato disposto dell’art. 1 bis del D.lgs.n.206/2007 di attuazione della Direttiva 2005/36/CE secondo cui Il presente decreto disciplina, altresi’, il riconoscimento delle qualifiche professionali gia’ acquisite in uno o piu’ Stati membri dell’Unione europea e che permettono al titolare di tali qualifiche di esercitare nello Stato membro di origine la professione corrispondente, ai fini dell’accesso parziale ad una professione regolamentata sul territorio nazionale, nonche’ i criteri relativi al riconoscimento dei tirocini professionali effettuati da cittadini italiani in un altro Stato membro”, e dal successivo art. 5 septies co.1 del medesimo  D.lgs.n.206/2007. A tal proposito ed in riferimento alle vicende che riguardano gli abilitati in Romania, non si può non sottolineare la violazione e omessa applicazione di tale principio da parte del MIUR che illegittimamente, a tutt’oggi in riferimento alle istanze presentate, non ha mai disposto un accertamento finalizzato alla verifica di quei “requisiti minimi” tali da garantire così l’ “espletamento minimo della funzione docente “. Ciò detto, è di tutta evidenza come l’accesso parziale costituisca indubbiamente un ulteriore strumento a disposizione delle amministrazioni italiane, finalizzato a salvaguardare, anche nell’ordinamento scolastico, il diritto alla libertà di circolazione previsto dall’art.45 del trattato fondativo dell’Unione Europea . Tali principi risalgono alla pronuncia della Corte di Giustizia Europea a far data dalla nota sentenza “ Morgenbesser” del 13 novembre 2003 C-313/2001 (cfr. anche sentenza CGE 15 ottobre 1987 causa n 222/86 Heylens e a ; 7 maggio 1991 C-340/89  Vlassopoulou ; 7 maggio 1992 C -104/91 Aguirre Borrell.), che ha stabilito il principio secondo cui uno stato membro a cui si rivolge un cittadino di altro paese che intende svolgere una professione regolamentata, “deve disporre una valutazione del titolo “in bonam partem”, cioè finalizzata in via di principio alla “salvezza degli effetti della qualifica conseguita in un altro paese” , anche quando essa non soddisfi pienamente, ma solo parzialmente, i requisiti fissati in quella legislazione : ciò alfine di garantire il diritto alla libertà di circolazione previsto dall’art.45 del trattato fondativo dell’Unione Europea !

Sorprende invece, che il MIUR, nel “rigettare le richieste”, si limiti a menzionare esclusivamente il parere del CIMEA, ma non la CHAP (2018) 02090 del 22 gennaio 2019 della stessa Commissione europea, “Direzione generale mercato interno, industria, imprenditoria e PMI, Modernizzazione del mercato unico, Qualifiche e competenze professionali, a firma del Commissario Martin Frohn che, nell’esaminare una richiesta di una abilitata italiana in Romania in riferimento ad “ un caso di richiesta di infrazione dell’Italia per non aver riconosciuto la abilitazione conseguita in Romania”, ha applicato “il principio della salvezza degli effetti parziali della abilitazione all’insegnamento conseguita da laureati italiani in Romania,” richiamando proprio la giurisprudenza comunitaria qui menzionando, affermando altresì che “anche nel caso di difetto di tutti i requisiti per la professione docente in capo al soggetto il tirocinio, occorre garantire l’accesso ai percorsi FIT”.

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ISTITUITO “ L’OSSERVATORIO PER LA SEMPLIFICAZIONE BUROCRATICA E LA COMPETITIVITÀ DEL SISTEMA UNIVERSITARIO E DELLA RICERCA SCIENTIFICA E TECNOLOGICA “.

Di particolare interesse la istituzione dell’Osservatorio per la semplificazione burocratica e la competitività del sistema universitario e della ricerca scientifica e tecnologica, grazie alla ispirazione di un primo nucleo promotore costituito da numerose personalità del mondo della ricerca scientifica e dell’Università, con lo scopo precipuo di contribuire allo “ snellimento burocratico, alla efficienza operativa e alla competitività nel sistema dell’Università e della Ricerca”. E’ indubbio infatti come il settore da anni investito da una eccessiva burocrazia, non sia in grado di esprimere adeguatamente le potenzialità di sviluppo e la propria competitività in ambito internazionale ; tale situazione sta generando una crescente preoccupazione per il futuro, in quanto Università e Ricerca costituiscono indubbiamente settori strategici per la crescita del sistema-paese . Consapevoli del ruolo che moltissimi docenti e ricercatori espletano nel nostro paese, il Nucleo promotore si prefigge in primo luogo, l’obiettivo di chiedere alle autorità competenti in materia ,di individuare  procedure semplificate che consentano gli opportuni interventi sulle criticità che affligono il mondo dell’Università e della Ricerca, indispensabili a garantire lo sviluppo socio-economico dell’Italia, anche tenuto conto del grave ritardo rispetto agli altri Stati membri dell’Unione Europea. A tal proposito il Nucleo promotore ha recentemente chiesto, sia al Presidente del Consiglio dei Ministri, che al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Scientifica , un  confronto finalizzato ad  avviare ogni possibile riflessione su opportuni interventi normativi di deroga per il comparto universitario e della ricerca, dagli obblighi procedurali del Codice degli appalti, e dagli adempimenti collegati (CONSIP, MEPA, etc.), riservandosi altresì  di interagire ,attraverso il contributo proficuo dei propri esperti, anche con la “Commissione per la redazione del codice della legislazione scolastica, universitaria e dell’alta formazione artistica” istituita dal MIUR ai fini di ogni possibile armonizzazione.

 

 

Prof. Maurizio Danza Diritto del Lavoro Pubblico “Università Mercatorum”- Componente Osservatorio

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IL TAR LAZIO AMMETTA PER LA PRIMA VOLTA ALLE PROVE DEI CONCORSI RISERVATI DI CUI AL DDG N.85/2018 ANCHE GLI ABILITATI ALL’ESTERO E SI ADEGUA ALL’ORIENTAMENTO DELLA VI SEZ. DEL CONSIGLIO DI STATO .

Di grande rilevanza l’ ordinanza n.5388 della III sezione Bis del TAR Lazio-Roma pubblicata oggi 14 settembre 2018, con cui ha accolto il ricorso degli abilitati all’estero patrocinato dall’Avv. Maurizio Danza del Foro di Roma, con cui era stata richiesta l’ammissione alle prove concorsuali indette con il DDG n.85/2018. La pronuncia appare di particolare interesse poichè riconosce il diritto degli abilitati all’estero ancorchè non inseriti nelle GAE o nella seconda fascia di istituto al 31 maggio 2017, ed in attesa di decreto di riconoscimento del MIUR, a partecipare alle prove concorsuali. In particolare il Collegio per la prima volta si è adeguato all’orientamento della sesta sezione del Consiglio di Stato che, con ordinanza n. 5134/2018 ha già sollevato questione di legittimità costituzionale in tema alle modalità di svolgimento del concorso di cui all’articolo 17 del decreto legislativo 13 aprile 2017 n. 59; secondo la Sezione infatti, la questione di legittimità costituzionale della norma, applicabile in tale diverso procedimento, rileva anche nel presente giudizio divenendo dunque applicabili i principi espressi dall’ordinanza dell’Adunanza plenaria 15 ottobre 2014 n. 28 in ordine alla cosiddetta “sospensione impropria”. Il Collegio della terza bis, ha accolto l’istanza cautelare ai fini dell’ammissione con riserva dei ricorrenti alla procedura concorsuale , rinviando altresì la cognizione cautelare ad una camera di consiglio successiva all’eventuale riassunzione del giudizio, ed ha ritenuto “ nelle more” necessario tutelare la posizione delle parti ricorrenti mediante la concessione di una misura cautelare interinale, fino alla camera di consiglio successiva alla pronuncia della Corte costituzionale e, sospendere il giudizio sino alla pronuncia della Corte costituzionale.

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Convegno di Perugia 24 febbraio 2018 presso l’assemblea legislativa della Regione Umbria “ semplifichiamo la scuola, dsga f.f. a costo zero”. intervento dell’Avv. Maurizio Danza

Di particolare interesse il convegno organizzato a Perugia sabato 24 febbraio 2018 alle ore 11.00 presso l’assemblea legislativa della Regione Umbria nella Sala Cesaroni, Piazza Italia, dal titolo “semplifichiamo la scuola, dsga f.f. a costo zero”. Tra i relatori l’Avv. Maurizio Danza docente di Diritto del Lavoro presso Universitas Mercatorum che si è soffermato sugli strumenti normativi utili a valorizzare la professionalità acquisita dagli assistenti amministrativi nell’espletamento delle funzioni di DSGA f.f.. I lavori sono stati presieduti da Valerio ManciniVice presidente dell’Assemblea Legislativa.

 

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Programma del corso di formazione Il decreto legislativo n. 218/2016 e le novità più recenti in tema di gestione del personale e valorizzazione del merito negli Enti Pubblici di ricerca Roma, 28-29 novembre 2017

 

 

 

OBIETTIVI E DESTINATARI

 

Il D.Lgs. n. 218/2016, recante la “Semplificazione delle attività degli enti pubblici di ricerca” ai sensi dell’articolo 13 della legge 7 agosto 2015, n. 124”, pubblicato nella GU n. 276 del 25 novembre ed entrato in vigore lo scorso 10 dicembre 2016, presenta aspetti decisamente innovativi e interessanti per il sistema degli EPR e per i loro ricercatori e tecnologi i quali finalmente ottengono un primo riconoscimento del loro “status”.

 

Autonomia gestionale e statutaria per gli Enti pubblici di ricerca, recepimento della Carta europea dei ricercatori e più libertà nelle assunzioni dei ricercatori. Come accade già per le Università, gli Enti che hanno risorse per farlo potranno assumere liberamente, a condizione di non superare, per le spese del personale, il limite dell’80% del proprio bilancio nel rispetto del budget. Questi i punti salienti del decreto sulla semplificazione delle attività degli Enti pubblici di ricerca. Per la prima volta gli Enti pubblici di ricerca (EPR) avranno un riferimento normativo comune, sottraendoli a molti vincoli gestionali previsti per le altre pubbliche amministrazioni.

 

Il corso costituisce un importante momento di approfondimento e confronto con un focus particolare in tema di gestione del personale per il mondo della ricerca pubblica. Obiettivo delle due giornate, alla luce del recepimento della Carta Europea dei Ricercatori, è inquadrare e approfondire cosa è cambiato relativamente alle misure di valorizzazione della professionalità e dell’autonomia dei ricercatori, alla realizzazione della mobilità alla gestione del rapporto di lavoro.

Il corso è rivolto ai Direttori del Personale, Uffici Personale, Risorse Umane e Formazione degli Enti Pubblici di Ricerca.

Martedì, 28 novembre 2017

 10.00      Registrazione

 LA NORMATIVA DI RIFERIMENTO

 10.15     Il nuovo D.lgs. n. 218/2016: il riordino degli enti pubblici di ricerca. Punti salienti e novità legislative.

Maurizio Danza, Arbitro del pubblico impiego, Docente Diritto del Lavoro “Universitas Mercatorum”

LA CARTA EUROPEA DEI RICERCATORI E IL CODICE DI CONDOTTA PER L’ASSUNZIONE DEI RICERCATORI

 

11.30      La carta europea dei ricercatori

  • Il codice di condotta nell’attività dei ricercatori
  • La libertà e portabilità della ricerca/progetti
  • La valorizzazione professionale e la tutela della proprieta’ intellettuale connesse anche a strumenti di valutazione interna
  • Il codice di condotta per l’assunzione dei ricercatori
  • Il processo di implementazione della Carta europea dei ricercatori all’interno delle istituzioni scientifiche: la Human Resource Strategy for Researchers

Maurizio Danza, Arbitro del pubblico impiego, Docente Diritto del Lavoro “Universitas Mercatorum”

13.00      Pausa pranzo

 LA GESTIONE DEL RAPPORTO DI LAVORO

 14.00     La gestione e valorizzazione del Personale

  • Le assunzioni del personale: disposizioni, deroghe e autorizzazioni
  • La mobilità e il congedo
  • Il rinnovo dei contratti ( per ricercatori e personale amministrativo) e il sistema delle verifiche
  • Maurizio Danza, Arbitro del pubblico impiego, Docente Diritto del Lavoro “Universitas Mercatorum” Discussione e dibattito

 17.30      Chiusura della prima giornata

Mercoledì, 29 novembre 2017

 LA VALORIZZAZIONE DEL MERITO E LA VALUTAZIONE DELLA RICERCA

 

  • La valutazione e la misurazione della performance per la premialità
    • Gli enti di ricerca come aziende di knowhow
    • Il bilanciamento tra le performance gestionali e le performance scientifiche
    • La valutazione altri scopi oltre la premialità
    • Cenni alla misurazione del capitale intellettuale

Luciano Hinna, Presidente del CSS Consiglio delle Scienze Sociali, Docente di pianificazione e controllo “Universitas Mercatorum”

11.30 La valorizzazione del merito e il piano operativo della performance: verso una prospettiva integrata

Adriano Scaletta, Valutatore, ANVUR

13.00 Pausa pranzo

14.00 L’applicazione del decreto: i pareri emersi ad oggi. Nodi critici, testimonianze e prospettive a confronto.

Maurizio Danza, Arbitro del pubblico impiego, Docente Diritto del Lavoro “Universitas Mercatorum”

16.00 Dibattito e chiusura

 DOCENTI:

 

Maurizio Danza: Docente Diritto del Lavoro “Universitas Mercatorum”- Arbitro del Pubblico Impiego, collabora dal 2015 con il Dipartimento di Giurisprudenza Università degli Studi di Roma Tre, in qualità di Cultore presso la Cattedra di Istituzioni di Diritto Pubblico. E’ stato, inoltre, consulente legale e componente dell’Ufficio di disciplina di INGV , ed attualmente consulente legale dell’Istituto Italiano di Studi Germanici. Responsabile della Rubrica degli Enti di Ricerca sulla rivista giuridica “La previdenza”, è, infine Docente stabile presso DIFEFORM Scuola di Formazione del Segretariato Generale della Difesa.

Luciano Hinna

Luciano Hinna, Presidente del CSS, il Consiglio Sociale per le Scienze Sociali, già Professore Ordinario in Economia Aziendale, è attualmente professore di pianificazione e controllo all’Universitas Mercatorum (Università del sistema delle Camere di Commercio); è stato per oltre venti anni strutturato presso l’Università di Roma “Tor Vergata” dove collabora ancora con diversi master incluso quello per anticorruzione, e-procurement ed intelligence economica. In materia di misurazione delle performance e valutazione del personale ha collaborato con i ministri Cassese, Bassanini e Brunetta, dal 2009 al 2012 è stato Commissario della CIVIT, l’Autorità indipendente trasformata poi in ANAC, autorità nazionale anticorruzione dalla quale si è dimesso nel giugno del 2012 due anni prima della scadenza del mandato. Da tale data svolge attività di consulenza con la società Publicmetrica Srl da lui fondata nel 1998 di cui è amministratore unico; in materia di performance e misurazione della stessa in ambiente pubblico è autore di diversi volumi, saggi ed articoli. Oltre che di performance si interessa di aspetti specifici ad essa connessi quali l’etica, la trasparenza, l’analisi rischi, il controllo interno, la responsabilità sociale di impresa e la lotta alla corruzione. In esperienze professionali precedenti è stato anche Partner di Deloitte & Touche per dieci anni e Presidente ed amministratore di Ernst &Young Amministrazioni e

Pubbliche e strutture non profit per oltre sette anni; oltre alla collaborazione in qualità di consulente e consigliere dei citati ministri della funzione pubblica con i ministri Cassese, Bassanini, Brunetta, ha collaborato con Andreatta, Urbani, De Castro ed il Presidente del consiglio Ciampi per il tavolo delle privatizzazione e con il Presidente Amato nel primo comitato tecnico scientifico per il controllo di gestione istituito con al Dlgs 286/99. Tra le altre cose è stato membro del nucleo di valutazione dell’Università di Salerno ed è, attualmente, componente dell’OIV del Consiglio Nazione delle Ricerche.

Adriano Scaletta

Si occupa da oltre 10 anni e sotto varie forme di valutazione. Ha collaborato con enti pubblici, università, imprese private e soggetti del Terzo Settore in numerosi programmi e progetti comunitari, nazionali e locali, in particolare sul tema dello sviluppo locale e imprenditoriale e del trasferimento tecnologico dall’università alle PMI del territorio. È socio dell’Associazione Italiana di Valutazione, dal 2011 è iscritto al Registro dei Valutatori Professionisti e nel 2014 è entrato a far parte del Gruppo Tematico “Valutazione delle Performance nella PA”.

Negli ultimi anni si è concentrato specificatamente di valutazione dell’università e da maggio 2015 è assunto con il ruolo di ruolo di funzionario valutatore presso ANVUR. È componente dell’OIV unico per l’IRCCS-I.N.M.I. e l’IFO di Roma.

 

 

 

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LA DIRETTIVA DEL GOVERNO SUI CONTRATTI DELUDE LE ASPETTATIVE DEI LAVORATORI DEL PUBBLICO IMPIEGO. NECESSITA’ DI UTILIZZARE I NUOVI SPAZI NEGOZIALI DERIVANTI DALLA RECENTE RIFORMA DEL TESTO UNICO OPERATE DAL D.LGS.N.75/2017 PER ELIMINARE GLI EFFETTI DISTORSIVI DELLE POLITICHE DEPRESSIVE DEL LAVORO PUBBLICO

Intervento al Congresso Nazionale FSI 16 settembre 2017 dell’Avv. Maurizio Danza

È di tutta evidenza che le aspettative dei lavoratori del pubblico impiego siano state deluse, soprattutto dopo anni di attesa di rinnovo del Contratto collettivo, effetto del c.d. “blocco contrattuale”, che non è stato in grado di garantire attraverso l’istituto della vacanza contrattuale né il potere di acquisto, sempre più eroso nel nome delle politiche di “spending review”, né gli istituti giuridici del rapporto di lavoro pubblico, in nome di una anomala  armonizzazione del pubblico verso la disciplina del lavoro privato. Le speranze di tanti lavoratori si sono scontrate con l’amara constatazione che l’attuale Governo  non è stato in grado di tracciare alcun segno di discontinuità rispetto alle politiche del lavoro pubblico del passato, se non rimettendo in gioco il potere sindacale attraverso un’imprevista espansione del ruolo della contrattazione collettiva su talune materie del lavoro, nella nuova formulazione offerta dall’art.2 co.2 del D.lgs.n.165/2001, dopo le modifiche introdotte dal D.lgs.n.75/2017. Purtroppo però nulla di buono e di nuovo si rinviene nell’atto di indirizzo del governo, che precede la stagione del primo triennio contrattuale 2016/18 e che non rappresenta certamente uno strumento finalizzato a rilanciare  le politiche del lavoro pubblico.  Ad ammetterlo le confederazioni firmatarie del protocollo del 30 novembre 2016, che lamentano nella proposta direttiva all’ARAN un’applicazione distorta, che va oltre l’inaccettabile proposta degli  85 euro medi mensili  negoziati, del tutto insufficienti a garantire la dignità dei lavoratori pubblici. E’ dunque a tutti evidente che la riforma del pubblico impiego, preannunciata nella legge n.124/2015 come “una  nuova rivoluzione copernicana” sia fallita, essendo caratterizzata ancora una volta da ben note scelte di politiche del lavoro non strutturali e di tipo depressivo. La direttiva non ha avuto il coraggio di varare un vera politica del lavoro, che consideri il  capitale umano come  una risorsa capace non solo di produrre reddito, ma anche di conseguire obiettivi sociali e culturali espressione autentica del welfare state. Essa sembra essere purtroppo espressione delle solite “politiche della conservazione”, nella parte in cui si limita a perseguire gli obiettivi di rigore, facendo prevalere le logiche della punizione disciplinare, piuttosto che quelle della valorizzazione della professionalità dei dipendenti pubblici, senza mai prevedere incrementi di risorse a favore della categoria. In tale logica va ascritta la pseudo novità del welfare contrattuale, basato esclusivamente sulle già esigue risorse a disposizione della contrattazione nazionale ed  integrativa; per il resto nulla di nuovo, atteso che si limita a dettare indirizzi alla contrattazione nazionale, finalizzati ad “ulteriori restrizioni sui permessi, sulle assenze di malattia e altre norme sul procedimento disciplinare”. Quanto alla piaga del precariato nulla o quasi nella direttiva, che non menziona né i contratti di formazione e lavoro, richiamati esplicitamente all’art. 36 co.2 del D.lgs n.165/2001, nè le altre forme flessibili, come quelle adoperate ad esempio nella giustizia, che si avvale, come è noto, da anni di tirocinanti, impegnati nel c.d. ufficio per il processo per l’espletamento delle funzioni di digitalizzazione del processo penale, a cui  il governo avrebbe potuto estendere  i diritti  già riconosciuti ai lavoratori a tempo determinato. Inoltre si continua a diffondere ingiustamente presso l’opinione pubblica e nei mass media l’erronea convinzione, smentita dalle statistiche internazionali,  secondo cui il numero dei dipendenti pubblici italiani sarebbe in eccesso rispetto alle effettive esigenze. A tal proposito il rapporto del Centro Studi Impresa/ Lavoro evidenzia che la percentuale tra dipendenti e popolazione italiana sia la più bassa d’Europa con il 5,18%, addirittura inferiore a quello della Spagna (6,40%) e della Francia, che presenta un tasso del 8,50% e che dunque la pubblica amministrazione italiana necessiti di altri dipendenti pubblici nella scuola, nella sanità, nella difesa, cioè in settori fondamentali  e strategici per garantire la sicurezza e i diritti costituzionali della salute e dell’istruzione. Nessuno spiraglio nella direttiva anche sulla scuola, se non per disporre un mero rinvio ai comitati di settore, che dovranno dettare indirizzi specifici ed integrativi! La proposta del Governo non ha saputo neanche affrontare l’annosa problematica del precariato della scuola, se secondo recenti studi le graduatorie ad esaurimento assorbiranno i precari forse solo nel 2050!  Su queste e su altre conseguenze bisognerà intervenire, anche con i nuovi strumenti delle relazioni sindacali dell’art. 2 comma 2 del D.Lgs.n.165/2001,modificato dal D.Lgs n 75/2017, che nel riespandere nuovamente lo spazio negoziale attribuisce alla contrattazione collettiva nazionale le materie di “mobilità, sanzioni disciplinari e  criteri di valutazione finalizzati alla distribuzione del trattamento accessorio”. Dalla analisi delle riforme del Governo emerge un quadro delle garanzie giuridiche ed economiche dei lavoratori ulteriormente affievolite, soprattutto dopo le scellerate riforme attuative del pacchetto Jobs act che, per stessa ammissione del governo, non ha dato i risultati  sperati. Ciò rende necessario intervenire a tutela dei diritti dei lavoratori del pubblico impiego, utilizzando proficuamente il nuovo spazio negoziale reso possibile da una particolare ed utile congiuntura politica di scissione nella sinistra di governo.  Occorre dunque una concreta politica di sviluppo del lavoro nel pubblico impiego, al contempo protesa a ricostituire una rete di protezione giuridica ed economica del rapporto di lavoro, indebolito notevolmente in nome di una ingiusta quanto assurda armonizzazione del pubblico con il privato e dalle disastrose politiche del Jobs Act applicate al pubblico impiego,  garantendo al lavoro pubblico la dignità e il rispetto che merita nell’assolvimento di una funzione costituzionalmente prevista.

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IL TESTO UNICO SUL PUBBLICO IMPIEGO di Maurizio Danza -VIII° EDIZIONE LUGLIO 2017

Sorgente: IL TESTO UNICO SUL PUBBLICO IMPIEGO di Maurizio Danza -VIII° EDIZIONE LUGLIO 2017

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