CORTE DI GIUSTIZIA DELL’ UNIONE EUROPEA SENTENZA 26 NOVEMBRE 2014: LA NORMATIVA ITALIANA SUI CONTRATTI A TEMPO DETERMINATO DELLA SCUOLA PUBBLICA VIOLA I PRINCIPI DELL’UNIONE EUROPEA.

INGIUSTIFICATO IL RINNOVO ILLIMITATO DEI CONTRATTI A TEMPO DETERMINATO PER SODDISFARE ESIGENZE DUREVOLI E PERMANENTI

 Maurizio Danza Arbitro Pubblico impiego – Cultore Istituzioni diritto pubblico Roma Tre

 Di particolare rilevanza per il comparto della scuola ma anche per gli altri comparti del pubblico impiego, la sentenza del 26 novembre 2014 della Corte di giustizia dell’Unione europea nelle cause n. C-22/13, C-61/13, C-62/13, C-63/13, C-418/13 promosse da docenti e collaboratori della scuola nei confronti del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

In sintesi la Corte di Giustizia si è pronunciata sulla questione statuendo che “La normativa italiana sui  contratti di lavoro a tempo determinato nel settore della scuola è contraria al diritto dell’Unione,mentre il rinnovo illimitato di tali contratti per soddisfare esigenze permanenti e durevoli delle scuole statali non è giustificato.

Nel caso de quo i ricorrenti lamentavano di aver svolto attività lavorativa per non meno di 45 mesi su un periodo di 5 anni, con conferimenti a tempo determinato in successione, in istituti pubblici, sia come docenti che come collaboratori . Sostenendo l’illegittimità di tali contratti, avevano chiesto innanzi al giudice italiano  la trasformazione dei loro contratti in rapporto di lavoro a tempo indeterminato, la loro immissione in ruolo, la corresponsione delle retribuzioni commisurate ai periodi di interruzione tra i contratti, nonché il risarcimento del danno subito. La Corte costituzionale nonché il Tribunale di Napoli  avevano chiesto alla Corte di giustizia se la normativa italiana fosse conforme all’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato e,  in particolare, se quest’ultimo consenta il rinnovo di contratti di lavoro a tempo determinato per la copertura di posti vacanti e disponibili, in attesa dell’espletamento delle procedure concorsuali per l’assunzione di personale di ruolo delle scuole statali, senza la previsione di tempi certi per l’espletamento dei concorsi ed escludendo qualsiasi risarcimento del danno subito a causa di un siffatto rinnovo.  Nella sua sentenza, la Corte ricorda innanzitutto che l’accordo quadro si applica a tutti i lavoratori, senza che sia possibile operare una distinzione in base alla natura pubblica o privata del loro datore di lavoro nonché al settore di attività interessato. Ciò detto,proprio al  fine  di  prevenire  l’utilizzo  abusivo  di  una  successione  di  contratti  a tempo  determinato, l’accordo quadro recepito con la direttiva n. 1999/70/CE impone agli Stati membri di prevedere, in primo luogo, almeno una delle seguenti misure preventive: l’indicazione delle ragioni obiettive che giustifichino il rinnovo dei contratti, ovvero la determinazione della durata massima totale dei contratti o del numero dei loro rinnovi, nonchè una misura sanzionatoria  proporzionata, effettiva e dissuasiva da applicare al datore di lavoro in caso di utilizzo abusivo di una successione di contratti a tempo determinato al fine di garantire la piena efficacia dell’accordo quadro .Ebbene secondo la Corte, la legislazione italiana  non solo è  priva di misure che limitino” la durata massima totale dei contratti  o il numero dei loro rinnovi”,ma non prevede neanche misure equivalenti. In tali circostanze, il rinnovo deve essere giustificato da una “ragione obiettiva”, quale la particolare natura delle funzioni, le loro caratteristiche o il perseguimento di una legittima finalità di politica sociale. Ad esempio secondo la Corte, costituisce ragione obiettiva la sostituzione temporanea di lavoratori per motivi di politica sociale ( ad esempio il congedo per malattia, parentale, per maternità).

La Corte osserva inoltre, che l’insegnamento è correlato a un diritto fondamentale garantito dalla Costituzione italiana che impone allo Stato italiano di organizzare le prestazioni del servizio di istruzione pubblica, garantendo una proporzione, e dunque un costante adeguamento tra il numero di docenti e il numero di studenti, in funzione di vari fattori, non sempre controllabili o prevedibili,ma che evidenziando particolari esigenza di flessibilità, possono legittimamente giustificare il ricorso a una successione di contratti di lavoro a tempo determinato. Al contempo, la Corte ammette che, qualora uno Stato membro riservi, l’accesso ai posti permanenti al personale vincitore di concorso, tramite l’immissione in ruolo, può altresì oggettivamente giustificarsi che, in attesa dell’espletamento di tali concorsi, i posti da occupare siano assegnati con contratti di lavoro a tempo determinate in successione. Tuttavia però la Corte di Giustizia, contrariamente a quanto sostenuto dal Governo italiano – ha ritenuto che “ il solo fatto che la normativa nazionale, che consente il rinnovo di contratti di lavoro a tempo determinato per la copertura, tramite supplenze annuali, di posti vacanti e disponibili in attesa dell’espletamento delle procedure concorsuali, possa essere giustificato da una ragione obiettiva”, non appare sufficiente a renderla conforme all’accordo quadro del 1999, se risulta che l’applicazione concreta di detta normativa conduce, nei fatti, a un ricorso abusivo a una successione di contratti di lavoro a tempo determinate; nel caso di specie appare  incontestabile il ricorso a contratti a tempo determinato, utilizzati al fine di soddisfare,da parte dello Stato italiano,di esigenze permanenti e durevoli delle scuole statali in materia di personale. La Corte aggiunge altresì come nel caso di specie “ il termine di immissione in ruolo dei docenti nell’ambito di tale regime è variabile e incerto, poiché essa dipende da circostanze aleatorie e imprevedibili. Infatti, da un lato, l’immissione in ruolo per effetto dell’avanzamento dei docenti in graduatoria è in funzione della durata complessiva dei contratti di lavoro a tempo determinato nonché dei posti che sono nel frattempo divenuti vacanti, daltronde senza previsione di alcun termine certo per l’organizzazione delle procedure concorsuali”. Dunque la conseguenza secondo i giudici della Corte Europea e che,” la normativa italiana, sebbene limiti formalmente il ricorso ai contratti di lavoro a tempo determinato per provvedere a supplenze annuali per posti vacanti e disponibili solo per un periodo temporaneo fino all’espletamento delle procedure concorsuali, non consente di garantire che l’applicazione concreta delle ragioni oggettive sia conforme ai requisiti dell’accordo quadro”.  I medesimi poi, anche in relazione alle “ valutazioni  afferenti al bilancio delloStato”,oggetto della difesa dello Stato Italiano, hanno ritenuto come esse non possano costituire di per sé, un obiettivo di politica sociale e, pertanto, non possono giustificare l’assenza di qualsiasi misura diretta a prevenire il ricorso abusivo a una successione di contratti di lavoro a tempo determinato. La Corte infine sottolinea inoltre “come la normativa italiana non solo non consente la trasformazione di tali contratti in contratti a tempo indeterminato, ma esclude altresì il risarcimento del danno subito a causa del ricorso abusivo a una successione di contratti di lavoro a tempo determinato nel settore dell’insegnamento; per tali motivi fornendo un quadro legislative che appare privo di misure sanzionatorie a garanzia del lavoratore a tempo determinato. Infatti- prosegue la Corte- la circostanza che,” ad un lavoratore cui siano stati conferiti contratti a tempo determinato non possa essere riconosciuta la trasformazione a tempo indeterminate, se non con l’immissione in ruolo per effetto dell’avanzamento in graduatoria è aleatorio e non costituisce quindi una sanzione sufficientemente effettiva e dissuasiva ai fini di garantire la piena efficacia delle norme adottate in applicazione dell’accordo quadro”,dalla cui previsione lo Stato Italiano non può esimersi tenuto conto delle peculiari esigenze di flessiilità del settore dell’insegnamento .

Per tali motivi, la Corte conclude che

l’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato non ammette una normativa che, in attesa dell’espletamento delle procedure concorsuali dirette all’assunzione di personale di ruolo delle scuole statali, autorizzi il rinnovo di contratti a tempo determinato per la copertura di posti vacanti e disponibili di docenti e di personale amministrativo, tecnico e ausiliario, senza indicare tempi certi per l’espletamento di dette procedure concorsuali ed escludendo il risarcimento del danno subito a causa di un siffatto rinnovo. Tale normativa, infatti, non prevede criteri obiettivi e trasparenti al fine di verificare se il rinnovo risponda ad un’esigenza reale, sia idoneo a conseguire l’obiettivo perseguito e sia necessario a tal fine. Essa non contempla neanche altre misure dirette a prevenire e a sanzionare il ricorso abusivo a siffatti contratti.

 

 

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2 risposte a CORTE DI GIUSTIZIA DELL’ UNIONE EUROPEA SENTENZA 26 NOVEMBRE 2014: LA NORMATIVA ITALIANA SUI CONTRATTI A TEMPO DETERMINATO DELLA SCUOLA PUBBLICA VIOLA I PRINCIPI DELL’UNIONE EUROPEA.

  1. angela di fabio ha detto:

    interessante

  2. angela di fabio ha detto:

    interessante vederne l’applicazione concreta anche in altri comparti..

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