SECONDO LA CORTE DEI CONTI- SEZIONE CENTRALE DI CONTROLLO DI LEGITTIMITA’, LA QUALIFICA DI TECNOLOGO TERZO NON É ASSIMILABILE, A QUELLA DI DIRIGENTE DI SECONDA FASCIA DEL PERSONALE DELLO STATO

Avv. Maurizio Danza cultore di Istituzioni di diritto pubblico-  Università degli Studi di Roma Tre

 

Di particolare interesse la Deliberazione della Corte dei conti Sezione centrale del controllo di legittimità n. SCCLEG/19/2013/PREV del 2 dicembre 2013  che, si è espressa, in merito alla” equiparazione della qualifica di tecnologo III , secondo la normativa vigente, a quella di dirigente di II fascia del personale dello Stato”. Nel caso di specie, è stata chiamata a pronunciarsi sul  controllo preventivo di legittimità ex art. 3, co. 1, della l. n. 20/94, in merito al conferimento, ai sensi dell’articolo 19 – co. 5 e 5-bis – del D.lgs.n. 30 marzo 2001, n. 165 , di un incarico dirigenziale non generale di direzione presso la Direzione Generale per l’Internalizzazione della Ricerca del MIUR. Come noto, il co. 5-bis dell’art. 19 del D.lgs. n. 165/01, rubricato “incarichi di funzioni dirigenziali“, prevede che “gli incarichi di direzione degli uffici di livello dirigenziale possano essere conferiti,  nella percentuale di legge, “anche a dirigenti non appartenenti ai ruoli di cui all’ art.23“, a condizione che l’incaricando sia in possesso della qualifica dirigenziale.

 La sezione di controllo della Corte dei Conti nel formulare rilievo e manifestando perplessità in ordine al conferimento dell’incarico ai sensi del comma 5-bis dell’art.19 del d.lgs.n.165/2001,ha ricusato il visto e la conseguente registrazione al provvedimento di incarico dirigenziale, ritenuto non conforme a legge, in quanto la qualifica di tecnologo III posseduta dall’interessato non é assimilabile, secondo la normativa vigente, a quella di dirigente di II fascia del personale dello Stato.

In particolare la sezione di controllo della Corte dei Conti, nel sottolineare una netta distinzione tra la disciplina dell’area della dirigenza- anche per quanto concerne gli Enti di ricerca,e quella dei livelli cui afferiscono sia i tecnologi e i ricercatori, ritiene che,” le riconosciute equiparazioni alla dirigenza riguardano solo singoli istituti contrattuali che tuttavia, non dispiegano valenza generale nel senso di produrre l’effetto di una assimilazione tout court delle figure tecniche considerate nell’attuale articolazione della dirigenza pubblica”.

Queste le motivazioni in diritto espresse nella deliberazione della sezione In termini generali, e con riguardo all’inquadramento delle figure professionali del Ricercatore e del Tecnologo dipendenti degli Enti e Istituti di ricerca, deve osservarsi che l’art. 12 del CCNL del personale del Comparto delle Istituzioni e degli Enti di ricerca e sperimentazione per il quadriennio normativo 2005-2009, rubricato “Ricercatori e Tecnologi” stabilisce (al comma 1) che “I ricercatori e i tecnologi costituiscono risorse fondamentali per il perseguimento degli obiettivi degli Enti. In relazione a ciò rappresentano una risorsa professionale dotata dl autonomia e responsabilità, nel rispetto della potestà regolamentare degli Enti e vanno pienamente coinvolti in tutte le sedi previste per la definizione degli obiettivi di ricerca”. Al successivo comma 4 dispone che “In applicazione del D.Lgs.165/01, art. 15 comma 2, il personale ricercatore e tecnologo non può essere gerarchicamente subordinato alla dirigenza di cui all’art. 19 del citato D.Lgs. per quanto attiene alla gestione della ricerca e/o delle attività tecnico-scientifiche”.Risulta evidente dalle disposizioni richiamate che i ricercatori e i tecnologi costituiscono figure professionali altamente qualificate, dotate di conoscenze e competenze tecniche specialistiche, che ne fanno “risorse fondamentali per il perseguimento degli obiettivi degli Enti di ricerca”. Proprio in ragione di tali caratteristiche di specialità e infungibilità dei requisiti professionali posseduti, é ad essi riconosciuta “autonomia e responsabilità” nell’espletamento delle funzioni loro demandate, nonchè il pieno coinvolgimento nei processi decisionali dell’Ente in vista della definizione degli obiettivi di ricerca. A garanzia e presidio del carattere di autonomia che deve assistere allo svolgimento dell’attività professionale propria delle figure specialistiche considerate soccorre la previsione del 4 comma dell’art. 15 richiamato, che pone il personale ricercatore e tecnologo al di fuori di qualsivoglia vincolo di subordinazione gerarchica rispetto alla dirigenza di cui all’art. 19 del D.Lgs.n. 165/2001, limitatamente alla gestione dell’attività di ricerca e/o delle attività tecnico-scientifiche. Già da tale chiaro inquadramento é agevole desumere che le figure professionali del Ricercatore e del Tecnologo in sede di disciplina contrattuale del rapporto di lavoro sono state valorizzate per il carattere di specialità che ne fa una risorsa umana tipica degli enti e delle istituzioni di ricerca, svincolata sul piano gerarchico rispetto alla dirigenza amministrativa per il perseguimento degli obiettivi propri della ricerca e delle relative applicazioni tecnologiche, ma tuttavia distinta rispetto alla dirigenza medesima. Con riferimento al processo di inquadramento del personale degli enti e istituti di ricerca, anche a voler considerare l’ormai superato D.P.R. 12 febbraio 1991, n. 171 – Contratto collettivo della Ricerca -deve osservarsi che l’allegato 1 del medesimo enumera i “Profili professionali”, distinguendo sia la figura professionale del ricercatore che quella del tecnologo in tre livelli professionali, chiaramente individuando, per quel che qui interessa, al I livello professionale il “Dirigente tecnologo”; al secondo livello il “Primo tecnologo”; al terzo livello il “Tecnologo”. Con riferimento al “Dirigente tecnologo”, il titolo di studio richiesto deve consistere nel possesso di diploma di laurea; superamento dell’esame di Stato e iscrizione all’albo, ove richiesto, per le funzioni da svolgere, almeno 12 anni di specifica esperienza professionale . Con riferimento al “Primo tecnologo” (II livello professionale), fermi restando i sopracitati requisiti del possesso del diploma di laurea, del superamento de|I’esame di Stato e dell’iscrizione all’albo, é richiesto il requisito di “almeno 8 anni di specifica esperienza professionale”. Con riguardo, infine, al profilo di “Tecnologo” (III livello professionale) risultato testualmente richiesti solo il possesso del diploma di laurea, del superamento dell’esame di Stato e dell’iscrizione all’albo, ove richiesto, per le funzioni da svolgere, senza l’ulteriore requisito dell’esperienza pluriennale (peraltro diversamente graduata a seconda che ci si riferisca al Dirigente tecnologo ovvero al Primo tecnologo) già maturata. E’ evidente che l’accesso ai due profili professionali più alti presuppone l’acquisizione di una notevole esperienza maturata nel settore, anche se non può sottacersi che pur con riferimento a tali profili altamente specialistici la qualifica di dirigente compare solo con riferimento al profilo di I livello professionale. Lo stesso D.P.R. n. 171/1991, laddove passa a definire le figure della dirigenza amministrativa, anch’esse articolate in tre livelli professionali, li definisce espressamente come “Dirigenti”, graduandoli in Dirigente generale, Dirigente di I fascia e Dirigente, prevedendo, per l’accesso a quest’ultima qualifica, un concorso speciale riservato, fino al 50% dei posti disponibili, ai funzionari di amministrazione con 5 anni di effettivo servizio nel profilo e nel profili amministrativi delle qualifiche funzionali VIII e IX del precedente ordinamento; mentre, per i restanti posti disponibili, prevedeva un concorso pubblico nazionale, il possesso del diploma di laurea e specifica esperienza professionale. Dalle definizioni recate dal D.P.R. citato non emerge alcuna assimilazione del personale dotato di competenze e capacita tecniche (Ricercatori e Tecnologi) alla dirigenza amministrativa, ché, anzi, i due ruoli continuano a essere mantenuti distinti, pur coesistendo all’interno degli istituti di ricerca. In ogni caso, anche a voler istituire un parallelismo tra i tecnologi e i dirigenti amministrativi appartenenti agli istituti di ricerca, lo stesso deve fermarsi ai primi due livelli professionali, dal momento che solo per il personale amministrativo é adottata la qualifica di “Dirigente” anche per il terzo livello, ma é anche precisato che a tale profilo può accedersi a seguito di apposita procedura concorsuale da parte di chi é già dipendente con la qualifica di funzionario ed abbia svolto almeno 5 anni di effettivo servizio nei profili amministrativi delle qualifiche funzionali VIII e IX del precedente ordinamento. In definitiva, dalle definizioni recate dal D.P.R. 171/1991 non può trarsi alcun elemento testuale che possa far ritenere provato il possesso della qualifica dirigenziale in capo alla figura del Tecnologo di III livello degli EPR cui Io stesso D.P.R. si riferisce (ai quali, fino alla equiparazione intervenuta con il CCNL del 2006-2009, é rimasto estraneo il personale dipendente dell’ENEA). Deve invece sottolinearsi come numerose disposizioni, di fonte normativa e contrattuale, non solo mantengono distinti I profili del ricercatore e del tecnologo rispetto al personale con qualifica dirigenziale, ma provvedono a disciplinare il relativo rapporto di lavoro inquadrandolo come personale distinto e autonomo sia rispetto alla dirigenza amministrativa, sia rispetto al personale dipendente contrattualizzato. Con riguardo, in particolare, alla disciplina di fonte contrattuale, si osserva che i CCNL del personale degli enti di ricerca, già a partire dal CCNL del 5 marzo 1998, distinguono in maniera inequivoca l’area della dirigenza rispetto al rimanente personale. I dirigenti, in particolare, sono inquadrati nell’area VII della Dirigenza, secondo la definizione delle autonome aree di contrattazione della dirigenza recata dall’art. 2, comma 1, punto 7 del CCNQ del 1 febbraio 2008. Diversamente, il rapporto di lavoro del restante personale dipendente degli enti di ricerca é fatto oggetto di apposita disciplina di fonte contrattuale, in particolare con i CCNL del personale non dirigenziale del comparto medesimo. Anzi, proprio a rimarcare comunque l’autonomia di cui godono i ricercatori e tecnologi in ragione della specialità dei compiti loro demandati, appare significativa l’inclusione delle disposizioni contrattuali ad essi relative in una apposita Sezione, distinta rispetto a quella del rimanente personale di qualifica non dirigenziale. Ancora più pregnanti sono gli elementi desumibili dalla normativa di fonte primaria. L’art. 40 del D.Lgs. n. 165/2001, come noto, nel rinviare alla contrattazione collettiva la disciplina dei diritti e obblighi pertinenti al rapporto di lavoro, individua appositi comparti (ad oggi fino ad un massimo di quattro) cui corrispondono altrettante aree separate per la dirigenza. L’attuale comma 2 del citato articolo 40, poi, prevede l’attivazione di un’apposita sezione contrattuale di un’area dirigenziale con riguardo alla dirigenza del ruolo sanitario del Servizio sanitario nazionale va qui ricordato che l’originaria formulazione della disposizione citata (che accanto al personale dirigente del Servizio sanitario nazionale, contemplava i “ricercatori e tecnologi degli enti di ricerca, compresi quelli dell’ENEA) e stata fatta oggetto di esplicita abrogazione da parte dell’art. 1 comma 125 della legge 30 dicembre 2004 n. 311 (legge finanziaria per il 2005).Lo stesso articolo 40, infine, nel testo attualmente vigente prevede che: “Nell’ambito dei comparti di contrattazione possono essere costituite apposite sezioni contrattuali per specifiche professionalita”. Si tratta di norma che trova piena corrispondenza con la previsione, qui sopra richiamata, inserita nei vari CCNL del personale non dirigente del comparto degli enti di ricerca, che, appunto, dedicano apposite sezioni e specifiche disposizioni al rapporto di lavoro dei profili professionali di tecnologo e ricercatore. Il richiamato dato normativo, poi, consente al Collegio di svolgere ulteriori considerazioni in merito allo stato di definizione attuale del controverso ruolo delle figure professionali di che trattasi. Non si ignora, infatti, che l’intera tematica sia stata fatta oggetto di interpretazioni controverse e anche fortemente dibattute, che sono state conosciute anche dalla Corte dei conti, in occasione dell’esercizio di altre funzioni (specialmente, in sede di certificazione di alcuni CCNL). Tuttavia, il complesso processo di assimilazione alle qualifiche dirigenziali non può dirsi, allo stato della legislazione e della contrattazione di settore. Per converso, appare corretto l’inquadramento dei profili considerati in un ruolo tecnico, a sé stante dotato di autonomia funzionale rispetto alle qualifiche della dirigenza amministrativa, equiparato per taluni profili e con riguardo a taluni istituti (orarie di lavoro settimanale, struttura della retribuzione, progressioni economiche all’interno delle aree) al personale non dirigente del comparto degli EPR, nonchè, per altri e sempre limitati profili, al diverso personale appartenente all’area della dirigenza dei medesimi EPR (con riguardo, come fatto presente dal MIUR, alla disciplina del trattamento di missione). Si tratta all’evidenza, tanto nel primo quanto nel secondo caso di equiparazioni relative a singoli istituti contrattuali che tuttavia, per quanto sopra indicato, non dispiegano valenza generale nel senso di produrre l’effetto di una assimilazione tout court delle figure tecniche considerate nell’attuale articolazione della dirigenza pubblica, quale definita dagli artt. 14-21 del Capo II,Titolo II, del D.Lgs. n. 165/2001,ne, per converso, al personale del comparto EPR privo di qualifica dirigenziale. L’impianto come sopra definito non é contraddetto,infine, dalla giurisprudenza del G.A. richiamata dal MIUR ( cfr. sent. n. 05747/2013 del Tar Lazio, in data 7 giugno 2013 ), posto che le pronunce citate, da considerarsi nella loro integralità, hanno prodotto effetti esclusivamente nel senso di riconoscere fondate singole doglianze dei ricorrenti a fini limitati. Alla luce delle considerazioni che precedono, il provvedimento all’esame non appare conforme a legge, in quanto la qualifica di tecnologo III posseduta dall’interessato non é assimilabile, secondo la normativa vigente, a quella di dirigente di II fascia del personale dello Stato.

 

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  1. angela di fabio ha detto:

    interessante

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